Ancora terremoto in Emilia Romagna
La paura dei sardi nelle zone colpite
Si risveglia l'incubo dell'Aquila
di Valentina Guido
Il Nord Italia colpito dal sisma in un'immagine del sito haisentitoilterremoto.it (foto: www.haisentitoilterremoto.it)
SASSARI. Quando la terra trema c'è da aver paura. Soprattutto se nel Dna si ha la calma piatta della Sardegna.
Milano. E' il caso di Cinzi, sassarese che si è trasferita a Milano per lavorare in una società finanziaria. La prima scossa di magnitudo 5,8, quella che stamattina alle 9 ha fatto tremare tutto il Nord Italia, a Milano si è sentita distintamente: “Ero in ufficio, al 4° piano di un palazzo in zona via Novara- racconta a SassariNotizie – all'improvviso ho sentito tremare la sedia con le rotelle su cui ero seduta, gli oggetti sul tavolo si sono mossi. La scossa è durata una decina di secondi, è stata lunga. Così, io e i miei colleghi ci siamo guardati in faccia e siamo scappati. In quel momento è suonato l'allarme e ci siamo precipitati lungo le scale anticendio”. Il palazzo è stato evacuato, le persone sono potute rientrare dopo circa un'ora. La reazione è stata molto “fisica”. “Ho avuto molta paura, mi sono sentita letteralmente scossa, così come i miei colleghi- continua Cinzi- Se ho nostalgia della Sardegna? Certo, soprattutto in questi momenti. Tornerei se ci fosse lavoro per me”. Impossibile non pensare a quello che succede nella zona più colpita dal sisma, che, come la settimana scorsa, è l'Emilia: finora sono dieci le vittime accertate, a San Felice nel Panaro, a Mirandola, a Concordia, a Finale Emilia e a Cavezzo. “E' davvero una brutta sensazione, questa volta la scossa è stata più potente di quelle che ci sono state durante l'inverno. Sapere che sono morte delle persone qui vicino mi fa preoccupare...non è come sapere che c'è stato un terremoto in Giappone”.
Sondrio. E' andata meglio a Nicola, anche lui sassarese trapiantato a Sondrio, in Lombardia, dove fa l'avvocato. “Il mio ufficio non è stato evacuato- dichiara a SassariNotizie- Ma ho visto il tavolo tremare, il mouse si è mosso. Dopo qualche secondo ho realizzato di cosa si trattava. Se ho avuto paura? Mi sto quasi abituando...Dopo che ho sentito quella terribile scossa dell'Aquila, mentre ero a Roma: quella era molto più forte. Comunque, la paura è che questi episodi siano preludio a qualcosa di più grande, qualche evento più catastrofico”.
Ferrara è tra le città meno colpite: per ora nessun danno ai monumenti è stato rilevato, negli uffici si lavora di nuovo, mentre restano chiuse le scuole (fino a giovedì) e l'università, evacuate in tutta fretta. «La scossa è stata forte, ma non come quella del 20 maggio, anche perché alle 4 del mattino fa un altro effetto» racconta Alessandro. «In questi momenti si sente più l'ansia delle persone che le scosse di terremoto. Qui quelle più leggere non le avvertiamo neanche, la situazione più critica è nella provincia dove si avvertono 20-30 scosse in poche ore». Jonathan, infermiere di origini sennoresi, alle 9, quando c'è stata la prima scossa, era in sala operatoria: «Il suolo ha cominciato a ballare, le pareti si muovevano a destra e a sinistra e i carrelli con gli strumenti tremavano. Abbiamo terminato l'operazione in fretta ma da quel momento le sale operatorie sono state chiuse, saranno utilizzate soltanto per maxiemergenze». Situazioni che potrebbero accadere da un momento all'altro visto che gli ospedali dell'hinterland, più colpito dal sisma, sono stati evacuati: «I pazienti stanno convergendo tutti qui e a Bologna, unici presidi ancora aperti». Per molto tempo l'ospedale è rimasto senza collegamenti con l'esterno: «I cellulari per due ore erano inutilizzabili perché le linee erano congestionate, i telefoni interni sono ancora isolati e internet è fuori uso. Qui arrivano poche notizie, anche perché non ci sono televisori». In questi momenti rimpiangi la tua Sardegna? «Fino a qualche anno fa sognavo di tornare nell'isola. Ora però la mia vita è qui, terremoti compresi».
Bologna. «Sto uscendo di casa proprio ora». Quando contattiamo Andrea, studente sassarese, sono le 13.20. «Le scosse sono sempre più frequenti ed è meglio andare in strada». Andrea non sembra abbia alcuna voglia di stare al telefono: le sue risposte sono poche parole col tono di chi ha la testa da un'altra parte, magari appunto già fuori, per strada, con le altre persone che a poco a poco si stanno riversando per le vie di Bologna. «Stamane tremava il letto, ora i muri. Forse le scosse ora sono meno forti, ma più frequenti. In più ora sono meno profonde, e questo aumenta il pericolo» ci spiega. Andrea il 20 maggio, quando c'è stato l'altro terremoto, era a Parma: «Questa volta l'ho sentito molto di più. Non vorrei fosse un'altra L'Aquila». L'ansia è alimentata dal fatto che a ogni scossa si interrompono i collegamenti telefonici, la linea internet salta e ci si sente fuori dal mondo, impossibilitati a chiedere aiuto, ma anche ad avere informazioni di ciò che sta accadendo. In questi momenti ti viene voglia di tornare in Sardegna? E qui Andrea si lascia andare a una risata liberatoria: «No, non sono di quelle persone che ragionano così. Questa del terremoto più che altro è un'esperienza nuova, di cui certo farei a meno. In Sardegna non ce n'è, ma ci sono altri problemi, ad esempio non c'è lavoro».
Grazia Sini e Valentina Guido
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