LA RECENSIONE

Cinema, convivenza e solidarietà
Per Pitzianti è "Roba da matti"

Giovedì 22 al Moderno di Sassari alla presenza del regista
di Alessandro Garau
 (foto: robadamattifilm.com)
(foto: robadamattifilm.com)

CAGLIARI. 14 maggio 2000, chiude l'ultimo ospedale psichiatrico in Italia per effetto della Legge 180 del 1978, meglio nota come Legge Basaglia. Cinque anni prima, nel 1995, veniva creata a Quartu Sant'Elena una struttura considerata all'avanguardia a livello nazionale, l'apice della filosofia basagliana applicata al territorio.

Casamatta è una residenza socio-assistenziale in cui convivono cinque donne e tre uomini con disagio mentale insieme alle operatrici dell'associazione Asarp, guidate da Gisella Trincas. Dopo diciasette anni di attività, la casa rischia ora di chiudere: il contratto di affitto scade a dicembre, il proprietario non intende rinnovarlo e l'associazione non è più in grado di far fronte alle spese.

Enrico Pitzianti decide di raccontare la vicenda con il docufilm Roba da matti, portando in scena la vita routinaria della casa. Si percepisce sin dalle scene iniziali che non si tratta di una struttura sanitaria ma di una normale residenza. Il consueto distacco tra medico e paziente lascia spazio a un più umano rapporto tra coinquilini, dove ciascuno ha incarichi e responsabilità. Colpiscono la spontaneità e il contagioso entusiasmo con cui le operatrici affontano i piccoli ostacoli quotidiani, alleggerendo una situazione altrimenti opprimente.

All'improvviso arriva la doccia fredda dell'ingiunzione di sfratto con richiesta di pagamento degli arretrati. Tocca cercare una nuova casa per ospitare le otto persone che non saprebbero altrimenti dove andare a vivere. Ciascun malato ha la sua storia. Una di loro sogna di convivere con il fidanzato: «Con 700 euro a testa di pensione possiamo farcela», dice a una delle operatrici. Comincia la ricerca. La prima casa che vedono è perfetta, ma i bagni sono inadeguati al passaggio di una carrozzina.

Nel mentre arriva un'altra grana: la denuncia di un medico per presunte violenze e maltrattamenti. I Nas dei carabinieri aprono un'indagine per esercizio abusivo della professione ai danni di Gisella Trincas. Il gruppo va a visionare un'altra casa in pieno centro a Cagliari. Il proprietario non gradisce la presenza dei malati e li relega in una stanza. Qualche giorno più tardi l'Unione Sarda parla dell'indagine, mettendo alla berlina Gisella Trincas con un titolo sensazionalistico. Tanto basta al proprietario della casa di Cagliari per non concedere l'affitto. La ricerca procede ancora oggi. Intanto arrivano buone notizie: il 25 aprile 2010 l'indagine è stata archiviata e il Comune di Quartu ha annullato l'ordinanza di chiusura.

Tre mesi di convivenza sono bastati al regista per cogliere le sfumature dei protagonisti, mettendoli a loro agio davanti alla macchina da presa. Il resto lo fa l'eccellente montaggio di Marco Antonio Pani, capace di assemblare materiale di osservazione di vita reale usando le tecniche normalmente utilizzate nella finzione.

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