Professioni

Cup a Giovannini, non escludere studi professionali da cig in deroga

Lettera della presidente Calderone al ministro del Lavoro.
24 Ore Roma, 5 dic. (Labitalia) - "Si apprende da anticipazioni giornalistiche che, dalle disposizioni contenute nella bozza del decreto che ridisegna i criteri di accesso per la cassa integrazione in deroga, sarebbero esclusi i datori di lavoro non imprenditori, tra i quali rientrerebbero i titolari di studi professionali. Se la notizia fosse confermata, non le nascondo lo sconcerto misto a preoccupazione per il momento storico in cui si collocherebbe questo provvedimento". Così la presidente del Cup, Marina Calderone, in una lettera inviata al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sulla bozza di riforma degli ammortizzatori sociali. "Non le sfuggirà, infatti, come i professionisti italiani -continua Calderone- siano in prima linea nell'affrontare le gravi conseguenze di una crisi economico-finanziaria che essi stessi subiscono al pari delle aziende e dei cittadini che assistono. Appare utile ribadire l'impatto sociale ed economico che hanno le professioni in Italia. I 27 ordini professionali producono un volume d'affari complessivo pari a 196 miliardi di euro e il peso economico delle professioni si posiziona al 15,1% del Pil del Paese". Calderone scrive al ministro che "il volume occupazionale dell'indotto è pari complessivamente a quasi 2,15 milioni di unità, suddivisi tra circa 1 milione di dipendenti degli studi professionali (308 mila professionisti e 690 mila non professionisti) e 1,15 milioni di occupati nell'indotto allargato (servizi, macchinari e attrezzature ad uso degli studi professionali". "Nel complesso -spiega- tra occupazione diretta (2,1 milioni) e indotto, il bacino occupazionale delle professioni è stimato in poco più di 3,9 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% dell'occupazione complessiva, con l'8,5% di occupazione diretta e l'8,7% nell'indotto"."Non si comprende, pertanto -scrive Calderone nella missiva inviata al ministro- come si possa sacrificare questa consistente fetta del mondo produttivo italiano, reintroducendo un'anacronistica distinzione tra 'imprese' e 'datori di lavoro', in un momento in cui ci sarebbe bisogno, così come è già avvenuto in passato, di misure che aiutino tutte le componenti della società che contribuiscono al mantenimento e alla crescita del Paese". "Si è consapevoli che le ristrettezze del bilancio statale -continua Calderone- imponevano una rivisitazione dei criteri di assegnazioni del meccanismo di cassa integrazione in deroga. Ma è inaccettabile la revoca netta di una misura che in questi anni ha permesso, peraltro in termini percentuali minimi rispetto al mondo delle imprese, di sostenere la rete degli studi professionali soprattutto di piccole dimensioni". "E' a tutti nota -conclude Calderone rivolgendosi al ministro- la sua volontà di combattere gli sprechi risolvendo le questioni che impediscono a questo Paese di ripartire. In questo sforzo, le professioni italiane sono al fianco del governo e suo; per questo motivo, vi è la necessità di non indebolirne la preziosa azione sussidiaria a favore dello Stato, penalizzandone l'attività con provvedimenti che minerebbero di fatto la tenuta del comparto".