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Marra (Giovani Ces), meno nomi e più fatti è l’Europa che vogliamo

‘Ora cambiare le priorità, al primo posto il lavoro’
24 Ore Roma, 26 giu. (Labitalia) - “Le nostre richieste sulla nuova legislatura Ue si possono riassumere con uno slogan: meno nomi e più fatti”. A parlare così con Labitalia è Salvatore Marra, giovane sindacalista italiano (è stato responsabile delle politiche giovanili della Cgil Roma e Lazio) che da più di anno guida a Bruxelles, nella veste di presidente, il Comitato giovani della Ces, la confederazione europea dei sindacati. “La Ces -ricorda Marra- dopo le elezioni europee ha approvato una risoluzione in cui sottolinea come il voto abbia chiaramente indicato la volontà di porre fine alle politiche di austerità e chiede un cambiamento delle priorità. E devo dire con soddisfazione che alcune coincidono con quelle indicate dallo stesso premier Renzi. Si tratta di mettere al primo posto la creazione di posti di lavoro”.“Come sindacati europei vogliamo un piano d’investimenti per creare posti di lavoro -ribadisce il presidente dei giovani della Ces- e vogliamo che non si tratti di posti precari, come quelli nati durante la lunga crisi economica. Indichiamo che il 2% del Pil europeo venga investito in quei settori già indicati dalla Bei come strategici, come le reti pubbliche dei trasporti, i lavori di cura, l’educazione e l’istruzione.”Insomma dal voto di maggio è uscito un messaggio chiaro: “Basta con le politiche di austerità e basta con questa Europa che non dà risposte ai cittadini”, sintetizza Marra. Ma i giovani del sindacato europeo sono preoccupati anche da aspetti che li toccano più da vicino. “Innanzitutto il diffondersi di fenomeni come il salario minimo differenziato, imposto dalla Troika alla Grecia, e poi lo spostamento verso movimenti di estrema destra del voto giovanile”, precisa Marra. Quello dei giovani europei è infatti un malcontento che non trova risposte. “Consideriamo grave la cancellazione del summit che si doveva fare a Torino l’11 luglio proprio sull’occupazione giovanile. Il vero motivo è che gli Stati membri dell’Ue non hanno niente da offrire ai ragazzi. Ricordo che abbiamo incontrato Angela Merkel il 4 luglio 2013. E’ passato un anno e non è successo niente”.Non sono “neanche stati spesi -conclude Marra- i 6 miliardi della ‘Garanzia Giovani’, programma su cui anche l’Italia è molto in ritardo”.