Salute

Ricerca: incrociare le braccia riduce il dolore, studio Bicocca Milano

24 Ore Milano, 20 mag. (Adnkronos Salute) - Incrociare le braccia riduce il dolore, o almeno la percezione degli stimoli dolorosi. Lo dimostra uno studio condotto su 20 volontari sani da un team di ricercatori dell'università degli Studi di Milano-Bicocca e dell'University College London, pubblicato su 'Pain'. Secondo gli autori, i risultati della scoperta potranno essere utili nella terapia del dolore, soprattutto nei pazienti con dolore cronico.La capacità di localizzare gli stimoli, specie se dolorosi, è fondamentale per la sopravvivenza, spiegano gli esperti della Bicocca in una nota. Tuttavia, a causa di un conflitto che si crea tra due diversi sistemi di riferimento spaziali del cervello, questa capacità è in parte ridotta quando le braccia sono incrociate tra loro. E proprio a causa della difficoltà nel localizzare lo stimolo all'origine di una determinata sensazione, quando le braccia sono incrociate il cervello percepisce come meno intenso il dolore alle mani, per esempio. L'esperimento è stato condotto utilizzando stimolazioni laser che causavano un dolore simile a una puntura. La registrazione del dolore è stata fatta in due modi: misurando l'attività elettrica celebrale generata dagli stimoli, e attraverso le valutazioni soggettive espresse dai 'reclutati' su una scala di intensità da zero a 100. Tutti i partecipanti hanno percepito gli stimoli come meno dolorosi quando le braccia erano incrociate, rispetto a quando erano parallele. Inoltre, a braccia incrociate è risultato che l'attività elettrica corticale generata dagli stimoli era ridotta. "I risultati di questo studio - spiega Alberto Gallace, ricercatore di psicobiologia alla Bicocca e primo firmatario del lavoro - sembrerebbero suggerire che queste metodiche possano essere utilizzate con successo nell'ambito della terapia del dolore. Il nostro studio ha infatti messo in luce che confondere il cervello sulla localizzazione degli stimoli dolorosi ne attenua l'intensità. Tale riduzione non riguarda l'attività di aree sensoriali primarie, che si occupano soltanto di elaborare stimoli tattili o dolorosi, ma piuttosto le attività corticali di più alto livello (multisensoriali). Il nostro team sta già conducendo in alcune strutture ospedaliere di Adelaide, in Australia, degli esperimenti in pazienti affetti da dolori cronici", conclude l'esperto.