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Per 80% aziende vitivinicole sostenibilità strategica

Incontro 'Manager con anima'
24 Ore Roma, 5 dic. (Labitalia) - Più dell’80% delle aziende vitivinicole italiane considera la sostenibilità strategica per il proprio sviluppo; oltre 500 hanno aderito a uno dei 15 programmi nazionali improntati allo sviluppo sostenibile della filiera, una rete di imprese che rappresenta un terzo del Pil del vino, per un valore stimato di 3,1 mld di euro di fatturato. Questi alcuni dei principali dati emersi dal Rapporto sulla sostenibilità del vino, al centro dell'incontro organizzato a Roma nell'ambito del progetto 'Manager con anima', ideato e realizzato da Anima per il sociale nei valori d’impresa, associazione non profit promossa da Unindustria, in collaborazione con Shenker, che ha visto protagonista il Gambero Rosso.Obiettivo raccontare storie di manager che hanno pensato, portato, coltivato e realizzato in azienda uno o più progetti di responsabilità sociale di impresa creativi e innovativi, affinché le imprese possano trarne input, ispirazione e idee per realizzare progetti ad alto valore aggiunto.Un’occasione, quindi, per riflettere sulla leva della sostenibilità come driver strategico di valore nelle imprese vinicole italiane. Lo studio, fondato su un’indagine conoscitiva che ha coinvolto oltre 1.000 aziende vitivinicole italiane, è promosso dal Forum per la sostenibilità del vino, nato da un’iniziativa di Gambero Rosso Holding e Unione italiana vini, per promuovere la sostenibilità ambientale del vino come elemento essenziale dell’eccellenza qualitativa e della competitività delle produzioni italiane sui mercati. “In vista di Expo 2015 - spiega Sabrina Florio, presidente di Anima - e considerate le interessanti iniziative di sostenibilità portante avanti nel settore agroalimentare italiano, abbiamo scelto di proseguire gli incontri 'Manager con anima' con Gambero Rosso, per approfondire il percorso di orientamento strategico verso la sostenibilità attualmente in atto nel comparto delle imprese vinicole italiane"."Un vero e proprio percorso di accrescimento culturale, capace di incidere non solo sulla trasformazione del modello di business di queste imprese, ma anche sul miglioramento della qualità dei prodotti e la tutela dei territori”, conclude.