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Sanità: Lorenzin, senza bimbi Paese morto, serve rivoluzione culturale

Ci siamo battuti per 500 mln bonus bebè ma non basta, Italia deve essere a misura di bambini
24 Ore Roma, 5 nov. (AdnKronos Salute) - Per passare da un Paese vecchio, contratto e con sempre meno culle a uno "accogliente e a misura di bambino serve una rivoluzione culturare. E il rapporto del Censis ci dice che non possiamo più aspettare, questa è ormai una priorità: se non invertiamo il trend, fra 10-15 anni vedremo un declino inarrestabile, una crisi che dal welfare contagerà altri settori, perché un Paese che non fa figli è un Paese morto". E' l'appassionato commento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ai dati del Rapporto del Censis, che segnalano il 2013 come anno nero per le nascite."Un dato che non stupisce - afferma il ministro all'Adnkronos Salute - ma che non va taciuto. Inoltre è importante anche il fatto che, per oltre 8 cittadini su 10, a pesare su questa scelta siano motivi economici. A mancare è una prospettiva positiva nei confronti del futuro: c'è timore di fare i figli e soprattutto - dice Lorenzin, che ha a cuore il tema - da anni non è più cool fare figli, e questo è diventato difficilissimo per le mamme che lavorano". Per la titolare della Salute siamo a un punto di non ritorno: "Tutti dobbiamo capire che è una priorità invertire un trend che pare inarrestabile". Ma la buona notizia è che "è iniziato un movimento per portare all'attenzione la questione. Alcune cose sono state fatte o lo saranno presto, a partire dal Piano nazionale per la fertilità. Ci siamo battuti per i 500 mln di euro per il bonus bebè, che aiuteranno le famiglie per 3 anni, e io spero che lo porteremo a 5 anni. Ma dobbiamo fare ancora di più per sostenere le famiglie nei momenti di crisi".Altro tema importante, quello del rinvio della gravidanza. "Questo rimandare rende più difficile riuscire ad avere un figlio, quando poi ci si sente pronti. Un obiettivo fondamentale - sottolinea il ministro - è quello di riuscire a spiegare l'importanza di non rinviare il momento della procreazione, ma anche quello di proteggere le coppie da malattie che potrebbero comprometterne la fertilità". Aspetti di competenza del dicastero di Lungotevere Ripa, che però non saranno i soli a cui punta il ministro. "Dobbiamo aprire un dibattito culturare, sensibilizzando a tutti i livelli sull'importanza delle tutele per la maternità". Se nel Jobs Act ci sono le tutele maternità per i nuovi contratti, rivendica Lorenzin, oggi ancora troppo spesso alle lavoratrici, "soprattutto a quelle autonome, si chiede di essere super-mamme, in grado di partorire e dopo poco tempo tornare a lavorare, tanto poi i super-bebè possono stare da soli". Risultato? In molte rinunciano a un figlio, o al lavoro. Ma che accadrebbe se gli italiani di 30-40 anni improvvisamente tornassero a fare figli? "Mi sembra di vederlo - dice il ministro - ci sarebbe una ventata di energia positiva, una voglia di combattere e di cambiare. Una più grande speranza per il futuro, che spingerebbe tutti a dare il massimo, come è stato negli anni del baby-boom". Ma questa rivoluzione non può accadere per caso. "Occorrono politiche attive e complete, su più fronti, anche dal punto di vista dei servizi, per rendere l'Italia un Paese accogliente per i bambini. E una grande campagna culturale: oggi i bimbi non possono più piangere perché fanno rumore, non possono giocare nei cortili, devono dare poco fastidio. Non è più cool fare figli. Ebbene, le cose devono cambiare. Questo può e deve essere l'anno della svolta. Con uno sforzo trasversale - assicura - possiamo rendere di nuovo il nostro Paese accogliente per i bambini". Un'Italia con spazi, luoghi e tempo per i più piccoli.