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Visco: destino Italia è quello Ue, non disperdere bene fiducia, sta a noi/Adnkronos

24 Ore Roma, 29 mag. (AdnKronos) - "E' evidente a tutti la delicatezza e la straordinarietà del momento" che il Paese sta vivendo. Ma, in questa fase difficile e complessa, ci sono dei punti fermi che vanno non solo salvaguardati ma anche riaffermati, a cominciare dal fatto che "il destino dell'Italia è quello dell'Europa"; che qualsiasi progetto venga messo in campo dalle forze politiche rispetti e tenga conto con lungimiranza delle compatibilità finanziarie; che l'obiettivo di riduzione del fardello del debito pubblico rimanga irrinunciabile; che non si torni indietro sul percorso delle riforme avviate. E, soprattutto, va scongiurato il "rischio gravissimo di disperdere in poco tempo e con poche mosse il bene insostituibile della fiducia". E' un appello forte quello che oggi arriva dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali all'assemblea di Palazzo Koch. Un appuntamento, che cade in giorni ad alta tensione per un Paese che, stretto nella morsa di una crisi istituzionale senza precedenti, viene investito da una nuova, forte tempesta finanziaria. Nelle ore in cui Visco legge la sua relazione di 20 cartelle, lo spread tra btp decennali italiani e bund tedeschi sfonda quota 300 punti. "E' grave e non ci sono giustificazioni, se non emotive, per ciò che osserviamo oggi sui mercati", dice Visco parlando a braccio. Uno dei cardini del discorso di Visco è il concetto della fiducia, che è "la condizione necessaria per il proseguimento della crescita dell'economia". Non va dispersa, ammonisce, "la fiducia nella forza del nostro paese che, al di là delle meschine e squilibrate valutazioni, (il riferimento è a quanto scritto da alcuni quotidiani tedeschi nei giorni scorsi) è grande sul piano economico e su quello civile; la fiducia nella solidità del nostro risparmio, fondata sulla capacità di superare gli squilibri finanziari, economici e sociali; la fiducia nel nostro futuro, da non disperdere in azioni che non incidono sul potenziale di crescita dell'economia, ma rischiano di ridurlo".