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Pediatria: mai dal medico, con più sport più salute per 504 bimbi bisognosi

Il progetto a Napoli, Milano e Roma
24 Ore Roma, 29 mag. (AdnKronos Salute) - Sfidarsi su un campo da calcio o pallavolo e contrastare la povertà infantile, ma anche la mancanza di cure mediche. Sono stati presentati a Roma i risultati del progetto ForGood - Sport è benessere, patrocinato dal Coni e realizzato da Sport senza frontiere Onlus: nel corso di 2 anni sono stati avviati alla pratica sportiva 504 bambini appartenenti a famiglie in condizioni di povertà dei quartieri periferici di Napoli, Roma e Milano, l’89% dei quali non aveva mai fatto sport (il 46% appartenenti a famiglie monoreddito, il 37% a famiglie numerose).I bambini - di cui il 66,3% di origine straniera - hanno così potuto scegliere tra 22 discipline diverse grazie a 126 società sportive e sono stati sottoposti a un monitoraggio pediatrico sanitario e a un counselling psicologico volto, in particolare, a migliorare l’alimentazione e contrastare l’obesità, "patologia spesso connessa con la povertà", rilevano gli organizzatori. I dati sono poi stati analizzati da una equipe di ricercatori della Facoltà di biomedicina e prevenzione dell’università Tor Vergata. Ebbene, il 70% dei bambini non era mai stato sottoposto a una visita pediatrica, il 26,4% non era iscritto al sistema sanitario, il 50,8% non era in regola con le vaccinazioni. Non solo: all’inizio del progetto il 32,7% dei bambini coinvolti era obeso, con il picco massimo a Napoli (36,4%) e tra i piccoli italiani: 26,8% contro il 16,7% dei bambini di origine straniera. Al termine del progetto la percentuale si è ridotta al 28,8%, grazie all’adozione di abitudini nutrizionali più sane e alla pratica sportiva. Migliorano anche i bambini sottopeso, passati dal 9,6% al 7,6% del campione. Ma il progetto ForGood ha permesso a tanti piccoli in condizioni di marginalità sociale - italiani, di origine straniera e Rom - di condividere la vita sportiva e costruire relazioni di amicizia con coetanei che non hanno problemi economici, "un passo concreto sulla via dell’inclusione e partecipazione sociale", rivendicano gli organizzatori. Per Alessandro Tappa, presidente di Sport senza frontiere, "il modello costituito da questo progetto, che combina pratica sportiva e counselling, è molto promettente non solo per migliorare la salute dei più piccoli, ma anche per trasmettere quei valori, alla base di ogni sport, che possono prevenire comportamenti a rischio".