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Contratti: Cifa, bene pronuncia Cassazione contro dumping salariale

Cafà: "E' piaga sociale da combattere"
24 Ore Roma, 27 feb. (Labitalia) - "L’associazione datoriale Cifa, presente su tutto il territorio italiano e forte soprattutto nei settori del terziario, del turismo, dell’alimentare e dell’agricoltura, ha accolto positivamente il pronunciamento della Cassazione con cui si pone fine a una lunga querelle interpretativa sul significato e sul valore del 'comparativamente più rappresentativo'. Da oggi esso diventa criterio guida del trattamento economico complessivo e argine forte contro il dumping salariale". Così una nota della Cifa sulla sentenza 4951/ 2019 della Corte di Cassazione. La Corte, spiega Cifa, "non sancisce, pertanto, l’applicabilità di un unico Ccnl per settore dando l’esclusività solo ad alcune sigle sindacali, cosa che se fosse avvenuta avrebbe avuto due gravi conseguenze: promuovere una logica ad excludendum e limitare la libera contrattazione tra le parti". Per Andrea Cafà, presidente di Cifa, “la sentenza conferma quanto sostenuto dal Centro Studi InContra e pienamente sposato dalla nostra associazione, cioè che la fruizione dei benefici contributivi da parte delle aziende è da ritenersi condizionato al rispetto dei livelli retributivi dei ccnl leader e non alla loro integrale applicazione come chiarito dall’Ispettorato nazionale del Lavoro con la circolare 3/2018 che alla luce di questa sentenza può ritenersi smentita". "Il dumping salariale -spiega Cafà- è una piaga sociale e va fermamente combattuto, ma non diventi pretesto per mettere in discussione il pluralismo sindacale attraverso il ricorso al concetto di 'comparativamente più rappresentativo' che può essere criterio di selezione dei ccnl, ma mai criterio di selezione delle sigle sindacali abilitate a operare. Da questo punto di vista, abbiamo fatto una scelta chiara in questi anni, ponendoci come sostenitori del pluralismo sindacale e promotori di una contrattazione collettiva di qualità ma, soprattutto, di una bilateralità forte e capace di dare risposte concrete ad imprese e lavoratori”, aggiunge. La Cassazione, conclude la nota della Cifa, "ha interpretato puntualmente lo spirito della legge individuando nei cosiddetti contratti leader un riferimento utile ai fini dell’individuazione della retribuzione da applicare in presenza di una pluralità di contratti collettivi nello stesso settore, lasciando, al tempo stesso, integro il principio della pluralità sindacale sancita dalla Costituzione, poiché nulla vieta che Ccnl diversi che però adottino e rispettino il trattamento economico complessivo previsto da quelli comparativamente più rappresentativi possano risultare altrettanto applicabili".