cronaca

Palermo: vittima, 'Sul lastrico per vizio gioco, mi sono fatto rompere le ossa per soldi' (3)

24 Ore (AdnKronos) - "L’avvocato D’Agistino mi accompagnò con la sua macchina modello Smart ma non è salito con me allo studio della dottoressa dell’assicurazione, dopo aver parlato con Messina si allontanò - ha raccontato ancora la vittima - Nel mese di novembre o forse a dicembre l’avvocato mi chiamò per dirmi che la pratica si era chiusa e per tale ragione dovevo aprire alcune carte prepagate onde far confluire i soldi della liquidazione. Ho rivisto il mio legale al bar di fronte al suo studio dove mi ribadì, alla presenza di Ivan e dell’altro Totò, la necessita di aprire carte prepagate per incassare il premio assicurativo". "In quella occasione Ivan e Totò, sempre alla presenza del mio legale, mi dissero che l’assicurazione aveva liquidato 115.000 euro e che la mia parte era di 22.300 euro - ha detto - L’indomani mattina con l’avvocato ci siamo recati prima alla posta centrale di via Roma ove ho aperto due carte prepagate e successivamente alla posta vicino il teatro Massimo per aprirne altre due ma là ci dissero che ne potevo aprire solo una perché avevo già in mio possesso altre due carte Post Pay. Preciso che l’avvocato si prese le carte pregate con i relativi pin. Ho chiesto all’avvocato perché non potevo tenerli io e lo stesso mi rispose che si faceva così perché lui faceva il garante con le altre persone coinvolte". E ancora: "Dopo circa 20 giorni l’avvocato mi ha chiamato al mio cellulare dandomi appuntamento alla posta di via Roma dove mi ha invitato ad entrare all’interno a prelevare del denaro che ho consegnato allo stesso - ha aggiunto - Poi siamo andati alla posta del Massimo dove abbiamo ripetuto la stessa operazione. Ho appreso dal legale che lui aveva già prelevato del denaro con le mie carte prepagate. Ho ripetuto per alcuni giorni, sempre con l’avvocato D’Agostino, la stessa operazione e in alcuni casi avevamo già prenotato dei prelievi in modo da prendere più soldi. Era l’avvocato D’Agostino a dirmi che dovevo consegnare nelle sue mani i soldi che prelevavo perché la mia percentuale non poteva superare la somma che lui e l’Ivan mi avevano indicato e io, davanti a questa precisazione, ho fatto come mi diceva, sperando di avere la mia parte". "Preciso ancora che ogni carta non poteva contenere più di 30.000 euro e per tale ragione l’avvocato mi disse che la differenza me l’avrebbe fatta avere tramite un assegno a me intestato che dovevo versare sul mio libretto postale. In totale ho consegnato all’avvocato D’Agostino circa 20.000 euro. Poiché lo stesso mi disse che si doveva allontanare dalla città aveva delegato il suo amico Totò, a continuare a prelevare e infatti nei giorni successivi mi sono visto con questi che aveva le mie carte pregate per averle ricevute chiaramente dal mio legale ed abbiamo continuato a prelevare soldi in contanti che ho sempre consegnato al medesimo". "Alla fine, dopo aver fatto i conti, l’avvocato D’Agostino mi disse che dei 22.300 euro a me spettanti dovevo restituirgli i soldi che lui stesso aveva anticipato per pagare il dottor Messina, la fisioterapia che ho fatto e i piccoli prestiti ricevuti. Alla fine in totale ho incassato solamente poco meno di 15.000 euro. Di questi soldi l’avvocato mi ha chiesto 500 euro per pagare il finto testimone che aveva dichiarato all’assicurazione di aver assistito al sinistro stradale che avevamo messo in scena. Ricordo che l’avvocato mi disse che anche lui gli avrebbe dato 500 euro. Non so chi sia questo testimone, ricordo solo che era un giovane di circa vent’anni, l’ho visto solo in un’occasione, quando D’Agostino mi diede appuntamento al bar sotto il suo studio e davanti a me si è fatto consegnare i suoi documenti personali e ricordo ne fece una fotocopia e quel ragazzo si allontanò. Non ho mai ricevuto fattura da parte dell’avvocato".