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Marzotto, 150mila mascherine donate a territori nostri stabilimenti

L'ad di Marzotto Lab, Luca Vignaga: "non sono dpi, ma con materiali testati"
24 Ore Vicenza, 3 apr. (Labitalia) - Riconvertire la produzione, al tempo del coronavirus, per produrre mascherine, camici e quant'altro sia necessario per fronteggiare quest'emergenza, e donarle ai territori in cui si opera. Sono tante le aziende che lo hanno fatto o ci stanno pensando. Tra le prime a scendere in campo uno storico marchio del tessile made in Italy: il Gruppo Marzotto che ha donato in queste settimane oltre 150 mila mascherine ai propri dipendenti, alle loro famiglie e alle località italiane dove sono presenti gli stabilimenti del Gruppo, nei comuni Valdagno (VI), Piovene Rocchette(VI), Recoaro (VI), Cornedo (VI), Mongrando (BI), Strona (BI), Sondrio (SO) e Villa d'Almè (BG).Marzotto, con 184 anni di storia e specializzata in produzione di tessuti di lana, cotone, seta, lino e velluto, conta 470 milioni di fatturato aggregato, 3 società - Marzotto Wool Manufacturing, Marzotto Lab, Ratti- con 4.100 dipendenti, di cui 2.000 in Italia e 6 stabilimenti in Italia e 8 all’estero. "Circa tre settimane fa, capita l'entità del problema -spiega ad Adnkronos/Labitalia, Luca Vignaga, ad di Marzotto Lab, una delle società del Gruppo che conta oltre 2mila dipendenti in Italia- ci siamo guardati dentro e ci siamo chiesti cosa possiamo fare per aiutare, con i tessuti di lino, di lana, di cotone, velluto che abbiamo a disposizione? A quel punto abbiamo pensato di fare mascherine e studiato così un tessuto di cotone particolare con l'antigoccia, quindi idrorepellente, che fosse anche sicuro al contatto con la pelle", sottolinea.E poi la collaborazione con altre realtà sul territorio. "Ma visto che noi non facciamo la confezione ci siamo guardati attorno nel territorio, Marzotto sta a Valdagno la Pal Zileri sta a Quinto Vicentino, tutte e due in provincia di Vicenza. E quindi ci siamo rivolti a loro e insieme abbiamo studiato il primo prototipo. Poi Marzotto ha deciso di donare 150 mila mascherine ai territori e ai cittadini in cui è presente con le proprie fabbriche, e sono state consegnate già la settimana scorsa e questa settimana", rimarca il manager. Per il momento l'azienda non intende vendere le mascherine, ma "stiamo cercando, attraverso diversi laboratori, di testare i nostri tessuti per cercare di capire se possono essere usati per fare mascherine mediche o dpi. Attualmente quelle che abbiamo fatto sono a uso civile, nè mediche nè dpi", dice. "Adesso stiamo facendo una serie di test, nel momento in cui sarebbero certificabili come dpi o mediche a quel punto potremmo vendere il tessuto a fronte di una richiesta. Ma questo è un passaggio successivo che potremo vedere nelle prossime settimane o nei prossimi giorni", sottolinea Vignaga. Un progetto che, come spiega Davide Favrin, ceo di Marzotto Group, “rappresenta un piccolo segno per cercare di dare un aiuto concreto alle famiglie dei nostri collaboratori e a tutte le persone che vivono nelle comunità nelle quali siamo presenti da molti anni. È sicuramente un momento difficile ma sapremo reagire”.E sul futuro Marzotto ha le idee chiare. "Dopo Pasqua dobbiamo assolutamente ripartire con il sistema produttivo. Con condizioni di sicurezza rigide, verificabili e verificate da soggetti esterni, ma bisogna assolutamente ripartire. Sennò la macchina non riparte più e questo sarà un disastro di portate inimmaginabili. Già questo mese e mezzo di stop sarà difficilissimo da gestire. Noi dobbiamo assolutamente ripartire, magari non al 100% anche perché il mercato non lo richiederà, ma bisogna assolutamente ripartire", sottolinea VignagaSecondo Vignaga, "il governo deve immaginare subito un piano articolato, segmentato, a scacchiera, con misure rigidissime da punto di vista della salute però assolutamente è importante ripartire". "Dopo Pasqua bisogna ripartire. Dopo il 18 bisogna ripartire, altrimenti il Paese rischia di non rialzarsi più. Non è cinismo ma esigenza di salvaguardare l'occupazione, conclude il manager", ribadisce.