salute

Coronavirus: medico famiglia, 'senza protezioni angosciati di aver infettato pazienti'

Irven Mussi, 'va esplorato nodo asintomatici, potrebbe aver pesato su gran numero colleghi morti'
24 Ore Milano, 9 apr. (Adnkronos Salute) - "La gestione territoriale ha ridotto l'impatto comunque devastante di questa epidemia sul sistema ospedaliero lombardo". A sottolinearlo è Irven Mussi, medico di famiglia di Milano, che riporta un dato emerso da un'indagine condotta su un gruppo di colleghi della metropoli e della provincia. Secondo quanto rilevato, "una percentuale molto alta di casi Covid (88%) è stata gestita a domicilio". Rimane "il dolore per i tanti amici che ci hanno lasciato - dice il camice bianco all'Adnkronos Salute - nel giorno in cui la lista delle vittime in camice ha raggiunto quota 100, e fra queste circa una su 2 era proprio medico di famiglia - E resta ancora non chiarita la possibilità, per noi angosciante, di poter esser stati, proprio per la mancanza di dispositivi di protezione individuale (Dpi), fonte di infezione per i nostri pazienti". "Dopo più di un mese e mezzo dall'inizio documentato dell'epidemia - fa notare Mussi - dobbiamo registrare ancora la mancanza quantitativa-qualitativa di fornitura di Dpi da parte delle istituzioni". Un altro dubbio che pone il camice bianco è che, "se quest'epidemia fosse stata gestita già dall'inizio non solo come problema di potenziamento ospedaliero, ma anche con strategie di intervento sul territorio, l'impatto avrebbe potuto forse essere decisamente meno drammatico". L'appello di Mussi è di approfondire un nodo in particolare: quello degli asintomatici e dei casi con pochi segni di malattia. "La grande diffusione del virus e, in particolare, il gran numero dei pazienti non gravi, paucisintomatici e asintomatici spiegherebbe il gran numero di medici di medicina generale che si sono infettati e, purtroppo, anche morti. Concausa importante è stata la mancanza impressionante di protezioni fornite ai medici di famiglia". "E' esperienza comune di tutti i medici di famiglia un'alta percentuale di paucisintomatici - ragiona Mussi - Ed è inesplorato il numero dei casi asintomatici, i cosiddetti portatori sani, di cui nessuno è in grado di precisare il numero, ma che sono, anche da quanto risulta dall'esperienza cinese, molto importanti nella diffusione dell'infezione". Quanto ai medici di famiglia, "il gran numero di infettati ha avuto come conseguenza drammatica l'uscita dal sistema, già molto stressato, di numerosi medici. La progressiva riduzione di nuove infezioni (non di morti) fra i medici di medicina generale - puntualizza - non è sicuramente dovuta ai Dpi forniti, ma solo a un cambiamento di strategia dei medici stessi che stanno sempre più gestendo la situazione con dei triage telefonici".