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Welfare aziendale, dalla crisi Covid ne esce rafforzato

24 Ore Roma, 22 set. - (Adnkronos) - La crisi scatenata dall'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa: salute e sicurezza dei lavoratori diventano centrali e per molte Pmi il welfare aziendale avrà sempre maggior rilievo. Welfare aziendale che esce quindi rafforzato e si afferma come leva strategica per affrontare l’emergenza e per la ripresa sostenibile del Paese. Non solo, infatti, il welfare fa crescere l’impresa in termini di produttività e occupazione, ma le Pmi con un welfare più maturo hanno avuto maggiore capacità di reagire all’emergenza e sono state punto di riferimento per la comunità. E' quanto emerge dal Rapporto 2020 - Welfare Index Pmi promosso da Generali Italia che quest'anno comprende analisi su Covid e impatti del welfare sui risultati di bilancio.Welfare Index Pmi ha monitorato le iniziative di welfare delle imprese di tutti i settori produttivi e di tutte le classi dimensionali (da 6 fino a 1000 dipendenti) in dodici aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità.Il rapporto 2020 ha messo in evidenza come la crisi Covid abbia impresso un salto di qualità al welfare aziendale: per la prima volta le imprese attive superano il 50%, il 78,9% delle imprese ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 27,7% ne ha introdotte di nuove o ha potenziato quelle esistenti. Le imprese sono state punto di riferimento per la comunità e quelle con un welfare più maturo hanno avuto una maggiore capacità di reagire all’emergenza. L’80% delle Pmi ha dato materiali e fornito informazioni di tipo sanitario ai lavoratori mentre il 12% delle imprese ha attivato canali di supporto e servizi di consulto medico e assistenza sanitaria a distanza. Il 26,4% ha anche attuato iniziative aperte alla comunità esterna e di sostegno al sistema sanitario nazionale. L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa: il 91,6% delle Pmi ha infatti dichiarato di avere acquisito maggiore consapevolezza della centralità della salute e della sicurezza dei lavoratori e oltre il 70% ha affermato che in futuro il welfare aziendale avrà maggior rilievo. Infine, il 65% ha dichiarato che l’azienda contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera. Welfare Index Pmi ha svolto, in collaborazione con Cerved e per la prima volta in Italia su numeri così ampi, un’analisi sui bilanci dell’ultimo biennio di oltre 3.000 imprese tra quelle partecipanti alla ricerca, che ha statisticamente dimostrato che il welfare aziendale contribuisce significativamente ai risultati delle imprese, alla crescita della produttività e dell’occupazione. Le imprese più attive nel welfare hanno un tasso di produttività che aumenta del 6% nel biennio, triplo rispetto alla media delle Pmi, pari a 2,1%. Anche l’occupazione cresce nelle imprese più attive quasi del doppio: attestandosi all’11,5% rispetto alla media del 7,5%. Le aziende che fanno welfare, crescono di più, e ciò facendo contribuiscono alla crescita positiva dell’ecosistema in cui operano.Secondo il rapporto 2020, il welfare ha registrato in questi 5 anni una crescita continua: le imprese attive (ovvero quelle che attuano iniziative in almeno quattro delle dodici aree del welfare aziendale) sono raddoppiate negli ultimi cinque anni passando dal 25,5% del 2016 al 45,9% del 2019, al 52,3% nel 2020, segno che il movimento aziendale continua a crescere e lo fa anche nell’ultimo anno, trainato dalle imprese che ottengono benefici concreti dal welfare aziendale. Le aree di welfare con una crescita maggiore sono: sicurezza (area con il maggiore tasso di iniziativa, dal 34% nel 2017 all’attuale 60%); assistenza (dal 7% nel 2017 al 23%), sanità complementare (dal 35% nel 2017 al 42,2%). Crescono anche i settori conciliazione e genitorialità (dal 33% nel 2017 al 51%) in particolare con l'accelerazione dello smart working e di nuove modalità di lavoro; formazione (43%) e iniziative a sostegno delle famiglie per l’istruzione dei figli (da 3% a 5,8%).“Resilienza, sostenibilità, cultura d’impresa e responsabilità sociale sono da tempo i cardini del nostro impegno a supporto delle Pmi italiane - spiega Giancarlo Turati, vice presidente Piccola Industria Confindustria - Dal Rapporto Welfare Index Pmi 2020 emerge chiaramente come siano proprio queste le direttrici seguite dalle imprese per affrontare l’emergenza e agganciare la ripresa. Un’ulteriore testimonianza del valore della nostra azione sul territorio che ha dato vita a progetti concreti come il Programma Gestione Emergenze (Pge), esempio virtuoso di partnership pubblico-privato tra Confindustria e il dipartimento della Protezione Civile, che rappresenterà l’Italia alla 14esima edizione degli European Enterprise Promotion Awards organizzati dalla Commissione Ue”. Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, “mai come adesso, in tempo di pandemia, il welfare aziendale è importante. In questo momento di grande incertezza dare sostegno alle famiglie e ai lavoratori, per la difesa del lavoro e del reddito, è fondamentale ed è un modo di fare impresa in un’ottica di sviluppo sostenibile. Confagricoltura, con le sue imprese, ha sposato da tempo questa visione, che oggi assume un valore ancora più forte. L’agricoltura, grazie anche allo stretto legame con il territorio e la popolazione, conferma il suo rinnovato ruolo sociale, finalizzato all’integrazione e al miglioramento delle condizioni dei lavoratori".Per Confartigianato, aggiunge il segretario generale Confartigianato Imprese Cesare Fumagalli, "in questa delicata fase che fa seguito al lockdown della primavera scorsa e di convivenza con il rischio epidemico, il welfare rappresenta una delle priorità alla quale dedichiamo molteplici iniziative per intercettare e soddisfare le richieste di servizi e assistenza espresse da imprenditori, imprese, persone e famiglie. Significative sono le esperienze avviate sul territorio di welfare di comunità”.A sottolineare l'importanza del welfare aziendale, anche Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, per il quale "nel settore professionale l'impatto dell'emergenza Covid-19 è stato durissimo e solo una attenta politica di welfare ha permesso di evitare il peggio. Salute, sicurezza, formazione, sostegno al reddito, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sono i pilastri del nostro welfare contrattuale, che durante la pandemia ha dato prova di straordinaria capacità d'intervento; ma ancor più sorprendente è la reazione dei professionisti di fronte all'emergenza e la loro capacità di fare leva su strategie di welfare innovative per salvaguardare produttività e occupazione".Soprattutto in questo periodo, conferma Donatella Prampolini, presidente della Commissione Sindacale di Confcommercio, "il welfare contrattuale ed aziendale si è rivelato uno strumento prezioso ed importante a disposizione di imprese e lavoratori. In particolare, le imprese del terziario, grazie agli interventi messi in campo dalla contrattazione del sistema, hanno potuto fornire risposte ai nuovi bisogni emersi nei luoghi di lavoro e nelle famiglie, sia in termini di efficacia nel far fronte ad eventi imprevisti che di incremento di competitività. Anche la reazione alla crisi conferma quindi l'opportunità di politiche di ulteriore impulso allo sviluppo del welfare, anche attraverso l'utilizzo della leva fiscale”.