Salute

Ricerca: emozioni aiutano a imparare, empatia favorisce imitazione

24 Ore Roma, 17 ott. (Adnkronos Salute) - Imitare una persona aiuta ad imparare più facilmente, più di quanto sia possibile riproducendo un modello non umano. La chiave è l'empatia che si crea con le persone in carne ed ossa. Osservare qualcuno mentre compie un'azione e riprodurne il gesto, infatti, è una capacità innata negli esseri umani. E l’imitazione è un importante processo di apprendimento, il più economico. Ora, ricercatori della Sissa di Trieste hanno scoperto che è proprio l'empatia a favorire le risposte imitative. E lo spiegano sulla rivista 'Brain Research'. Attraverso un esperimento realizzato con la risonanza magnetica - in collaborazione con il Consorzio di neuroimmagine del Friuli Venezia Giulia, presso l'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine - i neuroscienziati hanno riscontrato che un contesto emotivo e sociale influenza i sistemi neurali deputati al controllo motorio, favorendo l’identificazione con un’altra persona e la riproduzione delle sue azioni. Una facilitazione che non si verifica quando il modello da imitare non è biologico, come per esempio un robot: replicare un gesto è più facile, dunque, quando il modello da imitare è un altro essere umano. Il nostro sistema nervoso centrale è provvisto di meccanismi cognitivi e neurali per mezzo dei quali possiamo capire i comportamenti delle altre persone e anticiparli. Si tratta di una facoltà fondamentale per la comprensione e l'apprendimento. Quando osserviamo qualcuno mentre lancia una palla, per esempio, nel nostro cervello possono attivarsi le stesse aree necessarie per l’esecuzione di quel gesto: le cortecce motorie, premotorie e parietali. Quando osserviamo un’altra persona che compie un'azione, attiviamo il repertorio motorio immagazzinato nella memoria semantica. Anche i meccanismi empatici si basano su un principio simile: osservare qualcuno che prova paura, tristezza o gioia induce un’attivazione degli stessi circuiti neurali che si attivano quando siamo noi stessi in prima persona a vivere tali emozioni. L’empatia, del resto, è la capacità di comprendere quello che provano gli altri e si basa su un processo di simulazione interna degli stati emotivi altrui. "Con la risonanza magnetica, abbiamo monitorato l’afflusso di sangue in alcune aree del cervello (motorie, premotorie, e parietali) durante l’osservazione e l’imitazione di gesti eseguiti da un agente biologico (una mano) o da un agente non biologico (un puntino)", spiega Raffaella Rumiati, responsabile del comitato scientifico del Consorzio fMRI del Friuli Venezia Giulia. I neuroscienziati hanno così osservato una maggiore attivazione del sistema motorio quando la persona deve imitare il movimento della mano (osservata su un monitor) in un contesto emotivo che promuove empatia (un volto triste, per esempio, a differenza di una faccia arrabbiata). "Il sistema emotivo influenza il sistema motorio e in particolare le emozioni prosociali influenzano la nostra capacità di imitare gli altri", conclude Cristiano Crescentini, 32 anni, ricercatore alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste. Alla ricerca, supportata da Philips e Regione Friuli Venezia Giulia, hanno partecipato anche Paola Mengotti (Sissa) e Alessandro Grecucci, del Cimec di Trento ed ex studente di dottorato alla Sissa.