Politiche

Pessi (Luiss), a domande Ue su lavoro dare risposta condivisa con parti sociali

Il professore di Diritto del Lavoro alla Luiss Guido Carli a LABITALIA: " Sui licenziamenti un intervento ha senso solo se è condiviso".
24 Ore Roma, 9 nov. (Labitalia) - "In una fase così concitata, sarà difficile che questo governo abbia il tempo di dare una risposta ai quesiti che l'Unione europea ci ha posto in tema di mercato del lavoro. Penso che a queste domande sarà data risposta in una fase successiva, seppure in tempi rapidi, e da un altro governo. Ma la cosa più importante è che quella risposta sia condivisa con le parti sociali". Roberto Pessi, professore ordinario di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli, commenta con LABITALIA la parte sul lavoro delle domande inviate nei giorni scorsi dal commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Su alcuni punti "qualche risposta c'è già -sostiene Pessi- come nel caso delle misure per il lavoro giovanile: è stato appena varato il Testo unico per l'apprendistato e si pensa all'azzeramento dei contributi per gli apprendisti per tre anni, ma le domande europee, il modo in cui sono fatte, fanno pensare che per l'Europa questo non basti". Anzi, dice il professore, "ho l'impressione che di debba andare a una manovra-bis". La parte più "spinosa", commenta Pessi, "è senz'altro quella sui licenziamenti". "In Italia c'è un antico dibattito -ricorda il professore della Luiss- sul tema dei licenziamenti e sull'opportunità di sostituire alla reintegra sul posto di lavoro un risarcimento economico. E c'è anche un mondo del lavoro su questo tema spaccato in due dall'art. 18: da una parte le piccole imprese fino a 15 dipendenti che non lo applicano e dall'altra le medie e grandi imprese": Quindi, aggiunge Pessi, "si tratterebbe di intervenire su queste ultime, ma è un intervento che ha senso solo se è condiviso, e diffusamente, con le parti sociali, perchè abbiamo già visto come è andata a finire quando qualcuno ha voluto mettere mano da solo all'art.18". "E non a caso -dice- si vorrebbe riprendere la proposta del senatore Ichino, che prevede la flessibilità in uscita 'pro futuro', cioè solo per le nuove assunzioni". Insomma, bisogna avviare una fase di "riconcertazione", avverte Pessi paragonando la fase attuale a quella vissuta nella stagione 1992-1993. "Anche allora -ricorda- ci fu una forte crisi, in cui finì l'epoca della scala mobile che per decenni aveva regolato i salari e il contratto del pubblico impiego diventò privatistico. Tutto questo fu possibile perché ci fu un governo forte e autorevole, quello retto da Carlo Azeglio Ciampi, che mise tutti attorno a un tavolo e concertò nuove regole: quelle dell'accordo del luglio '93". E adesso? "Ci vuole la stessa cosa: un governo tecnico -risponde Pessi- guidato da una personalità autorevole a livello internazionale, che condivida le scelte con le parti sociali. Non ci sono -conclude- proprio altre strade".