Sostenibilita

Dall'invecchiamento della popolazione una riduzione delle emissioni di Co2

24 Ore Roma, 9 nov. (Adnkronos Salute) - Il mondo invecchia. E per fortuna. Il progressivo aumento dell'aspettativa di vita dell'uomo provocherà infatti una corrispettiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica, contribuendo a frenare i cambiamenti climatici e a conservare la salute dell'ambiente. A rivelarlo una nuova analisi demografica pubblicata sulla rivista 'Demography' a firma di Emilio Zagheni, un giovane ricercatore italiano emigrato in Germania, al Max Planck Institute for Demographic Research di Rostock, dopo alcuni anni trascorsi all'università della California a Berkeley (Usa). Secondo le Nazioni Unite, la quota mondiale di persone 'over 65' crescerà da circa l'8% attuale al 13% entro il 2030. L'indagine evidenzia che le emissioni di Co2 di una persona aumentano proprio fino all'età di 65 anni. Dopodiché iniziano a diminuire. Complice il minore utilizzo della macchina, dell'aereo, dell'elettricità, del gas e di altre risorse ad alto impatto sul clima. Questo significa che, nonostante l'invecchiamento della popolazione porterà a un lieve aumento complessivo delle emissioni di Co2 nei prossimi quattro decenni legato alla maggiore sopravvivenza generale, il trend a lungo termine indica che la crescita dell'aspettativa di vita si tradurrà in una riduzione delle emissioni. Certo, non prima del 2050. Ma ne potranno beneficiare le generazioni future, con una riduzione che potrebbe superare il 20%. E' difficile fare previsioni precise: "Le nuove generazioni possono essere molto diverse dalle vecchie - spiega Zagheni all'Adnkronos Salute - è possibile che alcuni comportamenti come guidare un'auto siano più diffusi in futuro e ciò potrebbe ridurre gli effetti benefici dell'invecchiamento sulle emissioni. O, al contrario, è possibile che le nuove generazioni siano più attente ai problemi ambientali, facciano scelte più 'environmentally-friendly', e ciò possa amplificare gli effetti positivi dell'invecchiamento". La conferma e i numeri arrivano dal lavoro di questo giovane ricercatore 'emigrato' all'estero: "Sono andato negli Stati Uniti - racconta - per studiare e fare un'esperienza. Ci sono poi state altre opportunità e sono rimasto all'estero, per quanto mantenga forti contatti con il mio Paese e le università italiane". Zagheni ha studiato per la prima volta la relazione tra l'età e la media procapite di emissioni di Co2. Un profilo che si applica ai cittadini degli Stati Uniti, per i quali erano disponibili dati facilmente accessibili. Ma l'analisi è universalmente valida e può essere applicata ad altri Paesi. E' chiaro, dunque: i dati mostrano che le società con una quota crescente di persone anziane tenderanno a produrre minori emissioni di Co2, almeno quelle dei Paesi sviluppati con modelli di consumo simili agli Stati Uniti. Questo significa minori danni al clima superati i 65 anni. Quando si va in pensione, sottolinea la studio, si produce meno anidride carbonica che in qualsiasi altro momento della vita: circa 14,9 tonnellate per persona all'anno. E in seguito, la quantità prodotta diminuisce continuamente, scendendo a 13,1 tonnellate verso gli 80 anni. Non sono disponibili dati per le età ancora maggiori, ma è l'indagine prevede che le emissioni caleranno ulteriormente.