Ddl intercettazioni nega alcuni diritti
La posizione del comitato cittadino

 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Il comitato cittadino "per la libera informazione" che ha organizzato nelle scorse settimane iniziative contro il ddl sulle intercettazioni ribasice in un comunicato che il testo approvato in Senato va contro alcuni diritti costituzionali. Oggi, primo luglio, è la giornata di mobilitazione promosso dal sindacato unitario dei giornalisti, Fnsi.

Ecco il testo integrale:

Anche alla luce delle dichiarazioni del garante della privacy, in occasione della relazione annuale dell’Autorità al Parlamento, coincidenti con la calendarizzazione, proprio questa mattina, del “DDL Bavaglio” per la sua definitiva approvazione da parte della Camera, (il 29 luglio) il comitato “per la libera informazione” ribadisce che la legge sulle intercettazioni telefoniche, così com’è stata approvata dal Senato, scardina aspetti essenziali del sistema costituzionale.

Si dice di voler tutelare la Privacy, un obiettivo legittimo, che però può essere raggiunto senza violare il diritto all’informazione, come lo stesso Garante ha chiarito questa mattina. Com’è emerso dal seminario promosso dal comitato (martedì 22 all’Università), se la legge venisse approvata, da una parte, la magistratura non potrebbe più intervenire efficacemente a perseguire reati gravissimi, dall’altra, sarebbero a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.

«Se il “DDL bavaglio” fosse già stato approvato – dice Simone Campus, portavoce del comitato – una pesante censura sarebbe caduta sull’informazione (anche su quella amatoriale e dei blog). Se questa legge fosse stata in vigore, per esempio, non avremmo avuto alcuna notizia degli affari immobiliari dell’ex ministro Scajola, o di quelli bancari di Consorte e Fiorani. In una Repubblica liberale e democratica non possiamo sperare di ricevere informazioni veritiere per sovrana concessione».

Per questo, il Comitato ribadisce che la responsabilità di chi fa informazione è grande, ma altrettanto grande deve essere l’autonomia e la libertà di cui i giornalisti devono godere. Lo dice l'art. 21 della Costituzione, sia quando garantisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, sia nell’affermazione, appena precedente a questa, in cui si sancisce il diritto “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Un diritto che ne sottintende uno ancora più grande:
quello di poter conoscere, per poi liberamente scegliere.

La risposta non può essere che una: la "rivoluzione della verità" per una maggiore tutela della libertà di informazione, poiché, oltre ai limiti posti alla magistratura e ai mass-media dal disegno di legge in discussione, l’aggressione alla libertà di informazione minaccia l’essenza stessa della democrazia.

Ecco perché ribadiamo il nostro
si alla libera informazione e il nostro no all’arroganza di un Governo sordo, cieco e muto anche di fronte alle più banali osservazioni di buon senso, confermando la nostra disponibilità ad andare in piazza in qualsiasi momento e a promuovere iniziative in collaborazione con tutti, ad iniziare dai sindacati dei giornalisti, in difesa dei più elementari diritti costituzionali.
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