Fiume santo, il carbone e l'E.On
La Cgil: «Comportamento ambiguo»

La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)
La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)
SASSARI. L'energia sarà il futuro della provincia. O almeno dovrebbe secondo i progetti comunicati dalla multinazionale tedesca E.On. Prima quello che riguarda il carbone a Fiume Santo (600 milioni di euro) e il parco fotovoltaico da 250 milioni di euro. Entrambi potrebbero risollevare le sorti di Porto Torres e di tutta la provincia, pesantemente colpita dalla crisi e dalla cassaintegrazione. Tra tutte basta ricordare la vertenza senza fine degli operai Vinyls.
Qualche giorno fa è apparsa sulla stampa locale, una notizia non confermata, né smentita, dal colosso dell'energia. Secondo alcune voci non ufficiali ci sarebbe la possibilità che l'investimento per il carbone (pari a 600 milioni di euro) e la costruzione del quinto gruppo di produzione da 410 megawatt sarebbero a rischio a causa di una supertassa da un miliardo e mezzo di euro che il governo della Germania vuole imporre sulla produzione di energia nucleare di E.On. Una notizia, non ufficiale, che è rimbalzata qui nel Nord Sardegna creando preoccupazione anche nell'ambiente sindacale.

La reazione. «Le notizie apparse sulla stampa in relazione ad un possibile disimpegno di E.ON ad investire 600 milioni di euro per la riambientalizzazione dei gruppi di generazione di energia elettrica a Fiume Santo, ancora non smentite dalla multinazionale, amplificano le nostre preoccupazioni per le nefaste prospettive che tale ipotesi avrebbe sulle già precarie e ormai insostenibili condizioni economiche in cui versa il territorio». Dice il segretario della Camera del lavoro di Sassari Antonio Rudas. «A fronte di una crisi industriale senza precedenti – prosegue il numero uno della CGIL provinciale – questo investimento rappresenta infatti l'unica possibilità concreta di ammortizzarne gli effetti» Per Rudas il comportamento di E.On è ambiguo, e comunque indeterminato, un'ambiguità alimentata anche dalla Regione. «Dalla chimica agli altri problemi, - sostiene Rudas- continua a dimostrare disinteresse per questa parte della Sardegna. Occorre a questo punto una forte risposta dell'intero territorio: a E.On va ricordato che il permesso di bruciare il carbone a Fiume Santo era stato concesso proprio a fronte di questi investimenti. Deve essere chiaro che se non si rispetteranno i patti, il territorio ha il dovere di rivedere le proprie posizioni».
© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione
Immagini articolo
  • La centrale di Fiume Santo (foto: http://www.panoramio.com/photo/10989480)