"La Sardegna vende i suoi fari"
Notizia falsa: il piano è ben diverso

Su un blog della Conservatoria i cittadini possono esprimersi sul destino degli immobili
di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
Veduta di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)
Veduta di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. La Sardegna non sta svendendo i suoi fari. Anzi. Sono in tutto 15 le spettacolari strutture con vista sul mare che potrebbero presto trovare una seconda vita trasformandosi in centri ricreativi, museali, di ricerca o residenziali. Tra gli immobili interessati spiccano i fari di Santa Maria e Razzoli, nell’arcipelago della Maddalena, quelli di Capo d’Orso a Palau, Capo Mannu a San Vero Milis, Punta Scorno all'Asinara e diversi altri immobili. Strutture inaccessibili per anni perché erano posseduti e gestiti dalla Guardia Costiera ma che recentemente sono stati affidati dalla Giunta regionale con la deliberazione n. 53/26 del 23 dicembre 2011 alla Conservatorie delle Coste: l’agenzia, cioè, che si occupa di salvaguardare gli ecosistemi lungo le coste. La stampa sarda ha liquidato il progetto di rilancio firmato della Conservatoria con una analisi affrettata: leggendo i titoli dell’Ansa e dell’Unione Sarda, infatti, sembra che l’Agenzia della Conservatoria si appresterebbe alla vendita dell'intero patrimonio immobiliare per fare cassa. A ben vedere, però, nel blog dedicato all’iniziativa e nel sito istituzionale della Regione non si parla di vendita, ma piuttosto dell’elaborazione di un programma di utilizzo che preveda vari usi compatibili con "eventuali procedimenti pubblici per l’affidamento in concessione degli immobili". Insomma, sarebbe prevista solo l’eventualità residuale dell’affidamento in concessione attraverso procedure selettive pubbliche. Una modalità da gestire caso per caso, dunque, non certo una svendita.  

La bontà dell'iniziativa è sottolineata anche dal Gruppo d'intervento giuridico, formato da alcune associazioni ambientaliste molto attente a questo genere di iniziative. Eppure la notizia (falsa) della scendita circola ampiamente anche in altri giornali nazionali, nonostante le rassicurazioni del direttore generale della Conservatoria Alessio Satta. «L’idea di fondo è far sorgere un club con un’offerta integrata per un nuovo genere di prodotti – ha spiegato Satta in un'intervista – Ci sarà spazio per gli imprenditori privati. Ma è bene precisare che nessuno pensa di ricavare esclusivi resort o alberghi per pochi eletti. No, il principio-base sarà del tutto opposto. L’intenzione della Conservatoria delle coste è seguire il modello francese Le phaire des baleines – conclude il direttore dell’agenzia sarda – I fari potranno così diventare librerie, boutique, caffetterie».

Un'ottima idea, verrebbe da giungere. Finora infatti l'amministraziona pubblica si è mossa unicamente in una direzione: quella della musealizzazione. Ogni spazio da tutelare veniva puntualmente restaurato e trasformato in un museo (spesso vuoto o chiuso al pubblico durante l'anno). Ma non sarebbe meglio trasformare queste strutture, sull'esempio dei fari, in altrettante realtà produttive, affidate magari a una cooperativa sociale? Il dibattito è aperto e riguarda anche i fari. Anche perché alla base del progetto c'è un'idea di fondo incontestabile che rappresenta una delle poche trovate intelligenti da parte della Regione negli ultimi anni: chiedere agli stessi cittadini quale futuro sognano per la propria isola. Sul blog realizzato dalla Conservatoria è possibile, sito per sito, indicare quale destinazione sarebbe la più opportuna. C'è anche una pagina su Facebook. Spazio alle idee.

 

 

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  • Veduta di Punta Scorno (foto: SassariNotizie.com)
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