DIBATTITO ALL'UNIVERSITÀ
Referendum, altolà dei giuristi:
«Si rischia l'annullamento del voto»
di Michele Spanu
SASSARI. Simul stabunt, simul cadent. L'abrogazione delle nuove province sarde è ormai un dato di fatto, ma con un finale un po' a sorpresa: il referendum del 6 maggio ha ferito a morte anche le quattro province storiche di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano che ora si trovano in bilico perché sprovviste di un elemento fondamentale per la loro esistenza: il territorio. Un cavillo burocratico di difficile soluzione che potrebbe portare a esiti del tutto inattesi, come la cancellazione totale degli enti intermedi in Sardegna. Lo hanno spiegato bene venerdì sera alcuni esperti di diritto costituzionale che si sono confrontati sul tema nell'aula Gran Bretagna del Quadrilatero di viale Mancini. I costituzionalisti Omar Chessa, Simone Pajno, Pietro Pinna e Marcello Cecchetti nel corso del dibattito si sono ritrovati d'accordo. A loro parere, infatti, il referendum non si doveva svolgere perché non in linea con lo Statuto Speciale e il giudice del Tribunale civile di Cagliari ha sbagliato a non ammettere il ricorso di chi era contrario al referendum.
Le argomentazione dei giuristi si basano tutte su un pilastro: l'articolo 43 dello Statuto Speciale della Regione Sardegna, sovraordinato rispetto alle legge statali e regionali. Dice il testo: "Le province di Cagliari, Nuoro e Sassari conservano l'attuale struttura di enti territoriali. Con legge regionale possono essere modificate le circoscrizioni e le funzioni delle province, in conformità alla volontà delle popolazioni di ciascuna delle province interessate espressa con referendum". Per poter modificare la struttura territoriale delle province e quindi anche per sopprimerle questo sarebbe l'unico strumento. Di conseguenza, il referendum abrogativo non è la strada giusta. Eppure questa strada ha prodotto degli effetti ben precisi e ora è impossibile tornare indietro.
Il docente Omar Chessa ha volutato quali possono essere le due soluzioni giuridiche (e non politiche) per uscire dal caos. La prima potrebbe essere trovata mediante il ricorso incidentale alla Corte Costituzionale, molto probabile nel caso di un procedimento civile avviato dei creditori delle province estinte. "È una cosa che io non solo prevedo ma anche auspico", ha rimarcato Chessa perché "una volta cancellate le province istituite nel 2001 e avviate nel 2005 non c'è un ritorno alle norme precedenti". Marcello Cecchetti, che ha curato i ricorsi dell'Unione delle Province Sarde al Tar e al Tribunale civile di Cagliari è stato ancora più esplicito. "La soluzione adesso è solo una: annullare il voto referendario. E poi ripartire. Con una domanda: di chi è questa presa in giro?".
Nessuno ha svolto il compito di difendere invece la legittimità del voto. Il docente Fulvio Dettori, ex direttore generale della Regione sotto la giunta Soru, ha però fatto notare che la descrizione offerta dai relatori è un po' troppo "apocalittica". Anche perché, ha spiegato, qua in Sardegna sulla legittimità del referendum si è già pronunciato un organo che sostituisce la Corte Costituzionale, che è la commissione centrale per i referendum, composta prevalentemente da magistrati. Molte le domande del pubblico e degli studenti. Una ragazza ha chiesto semplicemente: "Perché questi problemi non sono stati presentati prima?". E la risposta, unanime, non ha avuto niente a che fare con la dottrina giuridica. "Perché si pensava che non sarebbe stato raggiunto il quorum". Opportunità politica allo stato puro.
In platea anche il rettore Attilio Mastino e il sindaco Gianfranco Ganau. "Penso che creare altre quattro province sia stata una concessione della politica che non ha fatto bene alla Sardegna", ha detto il primo cittadino di Sassari. "Con il referendum però ci siamo infilati in un pasticcio perché siamo stati chiamati a votare su una cosa su cui non si poteva votare. Non mi vorrei trovare al posto di Cappellacci. Allo stesso tempo però se passa l'idea di abrogare tutte le province, ci ritroveremo tutti i poteri automaticamente concentrati a Cagliari". Penso che a questo punto la soluzione per evitare una sciagura del genere sia l'annullamento dell'esito del referendum. Ma sarebbe un colpo di grazia per la credibilità del sistema politico". Ecco perché Ganau si è detto "molto preoccupato". E non solo lui.
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