La prima Cavalcata sarda nel b/n
filmato dagli operatori dei Lumière

di Francesco Bellu
 (foto: Sardegnacultura.it)
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SASSARI. Il cinema era nato solo quattro anni prima quando la Cavalcata sarda è finita in uno dei primi documentari commissionati dai fratelli Lumière. Era il 1899 e i due inventori della "macchina dei sogni" inviarono in Sardegna uno dei loro operatori, Francesco Felicetti, per seguire il re Umberto I di Savoia che visitava l'Isola. Sono pochi minuti di immagini veloci, una serie di "cineattualità", così venivano chiamate, dal titolo "Voyage du Roi Humbert Ier en Sardaigne". Si vedono i sovrani a Sassari durante l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II in piazza d'Italia, la sfilata dei costumi, i cavalli, la visita ad una miniera. Dal 1895 fare cinema significava mostrare ciò che si vedeva di fronte ai propri occhi, tanto che non si può parlare ancora di un racconto, ma semmai di "vedute animate", cioè scene riprese dal vero in cui l'interesse era tutto nel guardare il movimento in sé. 
Per questo, dopo le prime prove dei Lumière, come "La Sortie de l'usine Lumière à Lyon", "L'Arrivée d'un train en gare de La Ciotat" o "L'arrivée des congressistes à Neville-sur-Saone", si arrivò a dei veri e propri cineoperatori che andavano in giro ovunque per acchiappare attimi di vita e realtà. Si tratta di piccole opere accomunate da molti aspetti: al centro ci sono le persone, i luoghi simbolo, le curiosità, scene di vita quotidiana. Da Gerusalemme a Istanbul, passando per Sassari l'obiettivo è trasportare lo spettatore in mondi lontani facendolo sentire in qualche modo gratificato per ciò che sta vedendo. 
Il documentario sulla Cavalcata è stato restaurato per il centenario del cinema nel 1995 dalla "Lumière", ed è stato poi dato in copia alla Cineteca Sarda. Ormai è diffuso un po' ovunque ed è stato studiato con attenzione. Sembra, infatti, che in questo breve filmato abbia in qualche modo codificato uno schema che sarà seguito da quasi tutti i cineasti almeno fino agli anni Sessanta, con pochi ma fermi elementi costitutivi: attività dei governanti, opere pubbliche, tradizioni popolari. Da quella data fino agli anni Venti esistono sul cinema in Sardegna pochissime testimonianze e film rari, girati o solo ambientati nell'isola, come "Cainà" di Gennaro Righelli, "La Grazia" di Aldo De Benedetti o "Cenere" di Febo Mari, unico film con Eleonora Duse, tutti direttamente o indirettamente ispirati ai romanzi di Grazia Deledda. Per il pubblico la Sardegna aveva qualcosa di selvaggio e affascinante. Una "wildness" dai forti chiaroscuri tra vendette di sangue, esotismo venato di un sottilissimo razzismo, il folklore. Aspetti cristallizzati poi in luoghi comuni dal quale la Sardegna, volente o nolente spesso non riesce a liberarsene. 


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