A Benetutti si beve, si annusa, si gusta,
si sorseggia e si parla di Arvisionadu
Oggi alle 17 nel Centro di aggregazione sociale
di Francesco Bellu
(foto: SassariNotizie.com)
BENETUTTI. «Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia..e se ne parla». Mai contraddire sua Maestà, Edoardo VII figlio della regina Vittoria. D'altronde non ha tutti i torti e se la Confraternita dell'arvisionadu di Benetutti l'ha presa in prestito per metterla "in calce" alla loro prima uscita in scena "ufficiale" deve esserci un motivo. Perché oggi a Benetutti si parlerà molto di vino e ovviamente si berrà, si annuserà, si sorseggerà.
L'incontro si terrà questo pomeriggio al Centro di aggregazione sociale dalle ore 17 con i saluti del sindaco Gianni Murineddu, la presentazione dell'associazione da parte del presidente Giampaolo Sanna e due interventi sul ruolo delle Confraternite nel comparto eno-gastronomico tento da Lorenzo Zicconi (Confraternita Nord-ovest Sardegna) e sulle esperienze di altre due associazioni storiche sul vino da parte di Giovanni Maria Tosi (presidente della Confraternita del Moscato di Sorso-Sennori) e Mario Pianezzi (presidente della Confraternita del Vermentino di Berchidda). Modera Giuseppe Scanu, docente dell'Università di Sassari. Al termine ci sarà un rinfresco e, per chi è interessato, anche la possibilità di tesserarsi alla Confraternita dell'arvisionadu.
L'iniziativa era stata preceduta un mese fa da una presentazione agli "addetti ai lavori": "Arvesionende in chentina", un titolo tutto giocato, anche in questo caso, sulla chiacchiera e sul vino. E non uno qualunque, ma quello tipico di Benetutti: s'arvisionadu appunto. Negli anni Cinquanta Luigi Veronelli lo assaggiò in una delle cantine di Benetutti rimanendone impressionato. Da allora però, ha rischiato di estinguersi. L'arvisionadu, nella variante tradizionale, sembra quasi uno sherry, con il suo colore che cambia dal giallo oro a tonalità più opache ed è di quelli che, se bevuti con poca attenzione, rischiano seriamente di mandare ko il più robusto bevitore. È più da meditazione. Ed è proprio per queste caratteristiche uniche, (il vitigno viene coltivato esclusivamente tra Benetutti e Bono) che potrebbe dare un futuro concreto ad un territorio isolato e tribolato quale è il Goceano.. Tredici persone si sono messe in gioco e hanno deciso che questa occasione non andava sprecata. Ecco come e perché è nata la confraternita dell'arvisionadu.
La manifestazione si era focalizzata su un punto preciso: il recupero di questo vitigno particolare e la possibilità che potesse essere in qualche modo commercializzato. Vino di nicchia, soprattutto nella sua variante tradizionale, e uno più “leggero” per un pubblico più ampio. Le strade potrebbero essere queste. Due cammini paralleli, senza che nessuno escluda l’altro. D'altronde puntare su un tipo di turismo enogastronomico anche ristretto, soprattutto all’inizio, potrebbe essere un banco di prova sul quale poi si potrebbe intervenire con aggiustamenti “ad hoc”. Punto irrinunciabile è mantenere i vini ancorati al territorio, senza snaturarli e fare della loro diversità e particolarità un punto di forza.
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