DOPO IL REFERENDUM
Gli onorevoli sardi si riprendono
il loro stipendio (di notte)
Sardegna, rabbia dell'Idv : «Così la politica si allontana dai cittadini»
di Michele Spanu
SASSARI. I consiglieri regionali si riprendono il "loro" stipendio. E lo fanno con la complicità delle tenebre. Alle 21.53 di ieri notte, dopo cinque minuti di sospensione, l'aula di via Roma ha approvato a maggioranza trasversale il disegno di legge numero 327/A: formalmente si trattava di una legge regionale per la salvaguardia di circa 30 precari che operano nel parco di Molentargius e dell'Arpas. In realtà, con un sistema vecchio come la politica, nel testo è stato infilato un misterioso emendamento (il numero 4 all'art. 1 quinquies per la precisione) che non ha niente a che fare con la salvaguardia dei precari. Conoscere il testo dell'emendamento è praticamente impossibile. Perché nel resoconto ufficiale della seduta del consiglio regionale del 12 giugno il testo non appare da nessuna parte. Si sa soltanto che il testo è passato ad alzata di mano e che la giunta Cappellacci (lo stesso Cappellacci che aveva appoggiato i referendum) ha espresso parere positivo sull'emendamento tramite l'assessore Rassu. Sembrerebbe che il testo parli di un taglio del 30 per cento delle indennità rispetto però ai parametri del 2003 (quando gli stipendi erano più alti). Il risultato sarebbe un sostanziale ripristino dell'indennità che precedevano il referendum del 6 maggio: circa 9mila euro al mese. Una cifra che, come è facile immaginare, non comporterà particolari "sacrifici" per gli 80 consiglieri regionali. Sulla questione si è consumata anche una spaccatura interna ai Riformatori, con alcuni consiglieri che, al momento della votazione, hanno abbandonato l'aula.
LEGGI IL RESOCONTO DELLA SEDUTA
LE REAZIONI. Per il momento l'unico partito a prendere posizione è l'Italia dei Valori. «Con il solito blitz a tarda notte il Consiglio regionale ha ripristinato le indennità dei consiglieri sostanzialmente vanificando l'esito del referendum dello scorso 6 maggio». Così il vice segretario dell'IdV Salvatore Lai commenta la reintroduzione delle indennità dei consiglieri. «La leggina approvata ieri notte alla chetichella, che riduce minimamente gli stipendi dei consiglieri e i fondi per i gruppi consiliari, non rispetta la volontà degli elettori che hanno chiesto un netto taglio ai privilegi e ai costi della politica regionale. L'Italia dei Valori - prosegue Lai - ribadisce che i tagli delle voci degli stipendi dovevano essere più radicali e soprattutto ritiene che i fondi per i gruppi debbano essere totalmente soppressi perché, senza una adeguata rendicontazione, sono risorse la cui spesa non può essere in alcun modo controllata. Certo – continua l'esponente dipietrista - approvare un emendamento di straforo è molto più semplice che affrontare una riforma seria e radicale come quella contenuta nelle due proposte di legge di iniziativa popolare sottoscritte da 20mila sardi da noi presentate al Consiglio regionale. Non possiamo fare altro - conclude Lai - che constatare l'ennesima occasione persa di ricostituire un rapporto di fiducia tra la politica e i cittadini».
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