Avere un figlio dopo un tumore
Se ne parla in un convegno dell'Aou

L'ingresso delle Cliniche Universitarie (foto: SassariNotizie.com)
L'ingresso delle Cliniche Universitarie (foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. Oggi, tra le pazienti che sviluppano un tumore in età fertile, sono sempre di più quelle che non hanno ancora avuto una gravidanza, spesso rimandata per poter concludere gli studi o per poter trovare un lavoro stabile.  Le cure per il cancro però, come effetto collaterale, possono sviluppare insufficienza ovarica che non consente alla donna di rimanere incinta. È allora sempre più ampia la fetta delle pazienti oncologiche che desiderano preservare la loro fertilità per non precludersi la possibilità di avere un figlio dopo la guarigione dal cancro. Una decisione così complessa da richiedere a supporto della paziente l’intervento interdisciplinare di specialisti in ginecologia, oncologia, andrologia, chirurgia, ematologia e pediatria. Il percorso medico  da seguire passa per la crioconservazione – una tecnica di conservazione in azoto liquido a – 180° C  che in Italia, in base alla legge 40 del 2004, è consentita per gli embrioni (già fecondati), per gli ovociti e per il tessuto ovarico. Tecniche diverse con risultati differenti ma in continua evoluzione.

Se ne parla venerdì 22 e sabato 23 giugno 2012 nel corso del convegno “Crioconservazione dei gameti e del tessuto ovarico: quali novità?” organizzato dall’ U.O. della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari, diretta dal Prof. Salvatore Dessole. In questa occasione si confronteranno sul tema i massimi rappresentanti della sanità regionale nel campo della ginecologia, dell’ oncologia, della pediatria e dell’ andrologia.
L’appuntamento è nell’Aula A della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Sassari. La partecipazione al convegno è gratuita.

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