IL RICORDO

L'isola dell'Asinara non dimentica
Una targa per Falcone e Borsellino

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
 (foto: SassariNotizie.com)
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PORTO TORRES. "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". La frase più celebre del giudice Paolo Borsellino da oggi è impressa in una targa in marmo sulla facciata dell'ex foresteria della struttura penitenziaria, a Cala d'Oliva inseme a un altra frase del suo collega e amico Giovanni Falcone "La mafia non è affatto invincibile: è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine". Non è un caso se l'isola dell'Asinara ha deciso di rendere omaggio a Falcone e Borsellino. Quella foresteria è infatto lo stesso luogo in cui i due giudici furono trasferiti nel 1985 per ragioni di sicurezza e dove iniziarono a scrivere l’istruttoria per il maxiprocesso che mandò alla sbarra 475 imputati accusati di reati di mafia. La giornata commemorativa è stata organizzata nell'ambito del Festival "Pensieri e Parole. Libri e film all'Asinara". "Un pezzo di storia della lotta dello stato alla mafia ha riguardato da vicino anche l'Asinara - ha detto il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa dopo aver scoperto la lapide - ed è importante che la Regione abbia deciso di realizzare qui sull'isola un centro di documentazione, il cui progetto è in fase di realizzazione, per raccontare proprio questa parte della storia della nostra nazione. Scoprire questa targa dedicata a Falcone e Borsellino è stato commovente. E' un piccolo gesto per ricordare due grandi uomini ed è stato reso possibile grazie al fondamentale supporto degli organizzatori del Festival Pensieri e Parole".

Stamane alla cerimonia per ricordare i due giudici uccisi dalla mafia nell’estate del 1992 hanno partecipato il magistrato Giovanni Antonio Tabasso, il giudice Leonardo Guarnotta (che assieme a Falcone, Borsellino e Di Lello istruì il maxiprocesso di Palermo) e il magistrato ed ex senatore Giuseppe Ayala. I tre magistrati hanno ricordato aneddoti e giornate intense con Falcone e Borsellino. Una lunga sequenza di testimonianze accomunate non solo dalla commozione ma soprattutto dal senso di rispetto e dalla fiducia totale in due uomini di grandi valori e di estrema professionalità. Tutti hanno messo in evidenza – con orgoglio e amarezza – la sensazione di avere vissuto un’avventura umana, oltre che professionale. E ognuno di loro ha voluto citare i membri della scorta di Falcone e Borsellino, rimasti uccisi con loro negli attentati, "servitori dello Stato – ha chiuso Guarnotta – che lo Stato non è stato in grado di salvaguardare".

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