Meno aziende ma più grandi:
come cambia l'agricoltura in Sardegna

Pubblicato il Censimento generale dell'agricoltura italiana
 (foto: Ufficio stampa Civiltà del bere)
(foto: Ufficio stampa Civiltà del bere)
SASSARI. Diminuisce il numero delle aziende ma aumenta la loro dimensione, prevale la monocoltura dell'allevamento ovino e crescono le forme di gestione societaria o in cooperativa. Bene l'informatizzazione delle aziende, con una media superiore a quella del Sud, e forte attenzione per i metodi di coltivazione biologica. Questa la fotografia delle campagne sarde scattata dall'Istat, che ha pubblicato i dati definitivi del sesto Censimento generale dell'agricoltura italiana.

Una riflessione in agrodolce condita da una mole enorme di numeri, dal 2000 al 2010, da dove emergono luci e ombre del sistema agrozootecnico isolano. Ecco i dati.

Meno aziende ma più grandi.
«La dimensione media aziendale cresce in tutte le regioni - scrive l'Istat – ma nonostante ciò quelle del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni con 14,4 ettari di superficie agricola utilizzata (SAU), valore a cui si avvicinano le aziende del Centro e delle isole». La dinamica osservata ha messo in evidenza una ricomposizione fondiaria, cioè l'accorpamento in unità più grandi di terreni che prima erano divisi. Il fenomeno riguarda tutte le regioni, anche se in Sardegna, Sicilia, Puglia e Abruzzo a un aumento della superficie utilizzata corrisponde una diminuzione del numero di aziende, che nell'Isola sono calate costantemente dal 1982. Di pari passo è crescita la loro dimensione, che dal 2000 al 2010 è quasi raddoppiata, passando da 9,5 a 19 ettari medi di superficie .

Il fenomeno di concentrazione ha coinvolto anche le aziende agricole con allevamenti, dove «emergono significative specializzazioni regionali». Infatti, se le aree del Nord si confermano quelle a maggiore vocazione bovina, suina e avi-cunicola (allevamento di polli e conigli), quelle del Centro-Sud e delle Isole continuano ad essere tradizionalmente legate all’allevamento ovi-caprino e bufalino. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna detengono quasi due terzi (64,6%) del patrimonio bovino italiano, dice l'Istituto di statistica, mentre alle isole spettano il 66% delle aziende ed il 74,4% dei capi ovini e caprini.

La monocoltura della pecora.
In questo quadro spicca la Sardegna con quasi 3,3 milioni di ovicaprini e 15.300 aziende che li allevano: un primato italiano con un più 8% di capi rispetto al 2000. Anche nel settore zootecnico è avvenuta una concentrazione degli allevamenti in aziende di maggiori dimensioni. In Sardegna tale comparto incide su quello agricolo nel suo complesso per il 33,8%, dietro zone a maggiore vocazione zootecnica come Bolzano, la Valle d’Aosta e la Lombardia, ma davanti alla Puglia, alla Sicilia e alla Calabria, dove l’allevamento di bestiame è assai meno diffuso. La Sardegna è in cima alla classifica delle aziende con suini, che sono 4.860 su oltre 26 mila in tutta Italia, ma prevale l'allevamento per autoconsumo o per arrotondare il reddito dato che il patrimonio ad uso commerciale è concentrato in quattro regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto) che allevano l’84,8% dei capi.

La struttura delle imprese. In campagna ci vivono ancora le famiglie e i proprietari che portano avanti una conduzione diretta dell'azienda, tuttavia emerge l'aumento delle gestioni in forma societaria o cooperativa che dal 2000 al 2010 sono passate dal 5,4 al 10,3% di superficie agricola utilizzata. Crescono anche la produzione di energia da fonti rinnovabili e l'informatizzazione delle aziende. In entrambi i casi il Nord supera il Sud per potenza installata e diffusione delle nuove tecnologie, ma la Sardegna non sfigura perché registra un 3,3% in termini di informatizzazione che la mette in cima alle regioni insulari e la fa avvicinare alla media del 4% del Centro Italia.

Infine la pratica della produzione biologica, che «nelle Isole registra il valore più elevato di superficie media per azienda - rileva l'Istat- con 24,9 ettari per azienda e quote più elevate di capi allevati».

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