Rapina a Pattada: tre in manette
dopo una lunga caccia all'uomo

di Francesco Bellu
 (foto: SassariNotizie.com)
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PATTADA. Come in "Un pomeriggio di un giorno da cani". Fa caldo, ci sono quattro malviventi, una banca e oltre 60mila euro di bottino. Ma qualcosa durante la rapina va male perché uno dei complici scappa con l'auto, lasciando gli altri a piedi. I tre banditi decidono allora di abbandonare il denaro e tentare la fuga. È un tentativo disperato e hanno i carabinieri alle calcagna che li seguono passo passo e un elicottero dall'alto che monitora ogni loro movimento. Soli e in un luogo che non conoscono, seminano il terrore tra le vie del paese per poi cercare riparo tra i campi. In serata vengono trovati in un canalone asciutto: è inutile scappare. I tre ragazzi vengono arrestati e portati in carcere tra la folla inferocita che vuole linciarli.

Per tutto il pomeriggio Pattada è stata al centro di una caccia all'uomo che ha coinvolto i carabinieri di Ozieri e della locale stazione, durata ore. Poco prima, intorno alle 16, quattro ragazzi originari del Nuorese, si sono presentati nell'agenzia del Banco di Sardegna in corso Vittorio Emanuele. Uno rimane fuori in macchina, gli altri, Arcangelo Pintus, 25 anni di Onanì, Davide Manca, 19 anni di Galtellì e Giuseppe Ghiani, 21 anni di Lula, entrano nell'istituto di credito nascondendosi il viso con un cappellino e degli occhiali da sole. Armi in pugno, immobilizzano i clienti e il personale presente, li rinchiudono in una stanza e razziano il denaro in cassa. In tutto saranno circa 60mila euro (32mila in bancononte, altri 26mila in assegni). Infilano frettolosamente i soldi nella borsa, ma a questo punto qualcosa non va per il verso giusto perché scatta l'allarme antifurto della banca. Il complice all'esterno, che fa da palo, entra nel panico, sale in auto e fugge via velocemente lasciando gli altri a piedi. Così i tre si trovano soli, con una borsa piena di denaro, in un paese di cui non conoscono nemmeno le vie. Scappano e, per cercare di facilitarsi la fuga, abbandonano la borsa, con dentro il bottino, nell'aiuola di fronte alla banca insieme con una pistola, risultata poi un'arma giocattolo. Nel frattempo si sono già mossi i carabinieri della Compagnia e della stazione locale più un elicottero dell'Arma partito dalla base operativa di Olbia. La zona viene immediatamente pattugliata palmo a palmo per cercare di individuare al più presto i banditi. 

Nel tentativo di allontanarsi velocemente da Pattada i tre bloccano l'auto di un anziano del posto, gli puntano la pistola alla tempia e gli intimano di lasciare la macchina, ma incontrano la resistenza del figlio che li fa desistere. Così decidono di cambiare i loro piani e provare a nascondersi: trovano la finestra di una cantina aperta alla periferia del paese e decidono di rifugiarsi lì dentro. Ma fanno troppo rumore e vengono scoperti dai proprietari. Succede il parapiglia e i tre malviventi sono costretti nuovamente a darsela a gambe. Si disperdono nelle campagne e si imboscano in un canalone con la speranza di farla franca. Ma il cerchio intorno a loro si è ormai chiuso: i carabinieri li individuano e li mettono in manette. Al momento dell'arresto Ghiani aveva con se una pistola semiautomatica calibro 7,65 con marchio e matricola abrasa e un colpo in canna. L'intervento delle forze dell'ordine ha, inoltre, salvato i tre dalla furia della folla che cercava di picchiarli. Nullafacenti e con precedenti di poco conto, gli arrestati, si trovano ora nel carcere di San Sebastiano e si sono chiusi nel silenzio più assoluto, rifiutandosi di collaborare con gli inquirenti. Sono accusati di rapina, porto abusivo di pistola, sequestro di persona, violazione di domicilio e minacce

L'operazione, come ha spiegato il maggiore Giuseppe Urpi durante la conferenza stampa di stamattina, è andata a buon fine grazie alla collaborazione della popolazione e al sistema di videosorveglianza, connesso con la centrale dati del Banco di Sardegna di Sassari, che ha consentito la rapida individuazione dei responsabili, diversamente da quanto accaduto per una rapina simile messa a segno poche ore prima a Trinità d'Agultu. In quel caso, il sistema di telecamere era locale e i rapinatori hanno messo fuori uso le apparecchiature elettroniche, cancellando così ogni traccia delle riprese. Sono in corso accertamenti per verificare se le due rapine di ieri siano connesse tra di loro e se ci siano eventuali legami dei tre arrestati con altri colpi messi a segno in tutta l'Isola in questi ultimi giorni.

 

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