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Sardegna, dalle stalle alle stelle?

Dalle campagne, soluzioni fantasiose alla crisi economica
di Valentina Guido
 (foto: SassariNotizie.com)
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In Sardegna, il precursore dell'adozione a distanza di animali da fattoria è stato il pastore Emilio Concas di Gergei. In seguito, altri coraggiosi lavoratori della terra hanno seguito il suo esempio, come l'azienda agricola Truvinottu di Osilo. Sull'Isola non sono tanti gli imprenditori agricoli che hanno imboccato la strada della multifunzionalità, trovando alternative alla semplice produzione di materie prime (sono molto più numerosi in Abruzzo), ma aumentano di continuo a dimostrazione che anche in un campo regolamentato interamente dall' Unione Europea- l'agricoltura- c'è ancora spazio per l'iniziativa individuale.

SASSARI. “Alleva una pecorella”, “vieni a fare il porco da noi”: leggendo la prima pagina del sito Internet, si capisce subito che la cooperativa Strovina 78 non è un’azienda agricola come le altre. Situata a Sanluri, nel sud della Sardegna, la cooperativa ha capito già da qualche anno che limitarsi a coltivare verdure e produrre formaggi non è sufficiente per sopravvivere. Così l’azienda è diventata un agriturismo, ed è iscritta all’albo regionale delle fattorie didattiche. «Il progetto si chiama “A scuola in fattoria” - racconta il presidente Marco Pau - e noi ci crediamo moltissimo. Ogni anno arrivano circa tremila ragazzi, dalle scuole materne fino ai primi anni dei corsi universitari in Agraria. I più piccoli sono entusiasti appena vedono una mucca. E imparano che la frutta non cresce al supermercato». Pau ha un'idea: «Propongo che l'educazione alimentare venga inserita nel piano di studio delle scuole. Poniamo che siano dieci ore: basterebbero per visitare le fattorie in periodi diversi e vedere tutte le fasi del ciclo del pane, dalla semina al forno».

L'agriturismo ha anche dei posti letto, propone vacanze rurali molto originali e adozioni di animali e piante a distanza: con il progetto “Alleva una pecorella”, chiunque, in Italia e nel mondo, può pagare un contributo di 200 euro annui per ricevere in cambio un paniere di prodotti tipici di provenienza sicura e certificata, tra cui un agnello di sei chili. La novità di quest’anno è “Alleva un ulivo”: con 50 euro, ci si assicura un cestino di prelibatezze e due bottiglie di olio extravergine d’oliva. Ma forse l’iniziativa più originale è “Vieni a fare il porco da noi”, «che non è un invito a luci rosse- sorride Pau- Per tre giorni, gli ospiti dell’agriturismo preparano il maiale con i padroni di casa. E si portano via le salsicce che hanno insaccato con le proprie mani. Solo grazie a queste attività collaterali tutti hanno mantenuto il posto di lavoro, altrimenti come sarebbe andata?». Non bene, probabilmente.

La Sardegna tra crisi e multifunzionalità.
Da quando è esplosa la crisi economica mondiale, in Sardegna mille aziende agricole hanno chiuso i battenti. Il 10 novembre 2009 la Regione ha chiesto al Governo lo stato di crisi per l’agricoltura sarda. Per un’isola che esporta all’estero un’immagine costruita sul pecorino, oltre che sulle spiagge dorate, è un bel disastro. Una ricetta per ripartire potrebbe essere proprio la diversificazione delle attività, ciò che gli addetti ai lavori chiamano “multifunzionalità”. Non ha dubbi l’assessore all’Agricoltura, Andrea Prato: «La multifunzionalità è uno dei pilastri della politica agricola di questa Giunta regionale. È una delle soluzioni possibili per affrontare con successo l’attuale crisi congiunturale del comparto agro-zootecnico della Sardegna». Le risorse comunitarie messe a disposizione dalla Regione per incoraggiare la multifunzionalità nel periodo 2007-2013 sono pari a 350 milioni di euro.
Dalla mucca alla tavola.
Soldi dell’Unione Europea, che ormai detta le regole in fatto di politiche agricole. E sempre dall’Unione Europea proviene la stessa idea di multifunzionalità: già nel 2002, un documento programmatico dell’Ue definiva la figura dell’imprenditore rurale.
In Sardegna sembra essere questo l’anno della svolta. A settembre 2009, Ad Alghero è stato installato uno dei primi distributori di latte crudo dell’Isola. I consumatori, curiosi e ansiosi di risparmiare trenta centesimi al litro rispetto al prezzo da supermercato, hanno risposto con entusiasmo prendendo d’assalto il distributore. E i Gruppi di acquisto solidale, che in Italia esistono dal '94, stanno diventando sempre più popolari anche in Sardegna. La “filiera corta” funziona, come dimostrano i dati diffusi da Coldiretti: nel 2008 un italiano su due ha acquistato almeno una volta direttamente dal produttore agricolo. Nelle grandi città spuntano i “farmer's market”, i mercati del contadino, che per le popolazioni urbane sono una novità, ma in realtà nei piccoli centri sono sempre esistiti. Un’ulteriore dimostrazione che, per ritrovare le stelle, bisognerebbe ripartire letteralmente dalle stalle.

I dubbi delle associazioni di categoria.
I vertici regionali della Cia, Confederazione italiana agricoltori, esprimono interesse verso la multifunzionalità e preoccupazione al tempo stesso. «È giusto che pastori e agricoltori si impegnino in attività diverse, si aprano alla città e alla società. Ma è un modello che va bene soprattutto per imprese medio - grandi», afferma il presidente della Cia di Cagliari, Francesco Erbì. La peculiarità della Sardegna è invece quella di essere come un alveare: un insieme di migliaia di piccole aziende a conduzione familiare. «Inoltre- continua Erbì- lo spirito dovrebbe essere quello di ripopolare le aree periferiche». Come? Pagando gli agricoltori per la manutenzione dei boschi e delle strade di campagna. Aiuterebbe a prevenire gli incendi e le frane. Ma questo aspetto della multifunzionalità, in Sardegna, è ancora poco sviluppato.
Tutti gli operatori del settore invece hanno accolto con favore la legge regionale n.1, 2010 che modifica le precedenti norme per l'esercizio degli agriturismo e del turismo rurale. Il testo ha la finalità di incrementare il consumo di prodotti locali a filiera corta nell'ambito della ristorazione e dell'attività agrituristica.

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