Bottidda, peste suina africana
al via l'abbattimento di 1600 maiali

di Francesco Bellu
 (foto: SassariNotizie.com)
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BOTTIDDA. Sono iniziate stamattina le operazioni di abbattimento di oltre 1600 maiali nell'azienda "Tecnopic" di Bottidda.  Il sito in cui si stanno abbattendo e seppellendo i maiali è off limits ai non addetti ai lavori. C'è il via vai di una decina di veterinari provinciali e regionali, dei loro ausiliari tecnici, ci sono i  Nas, i Carabinieri che controllano l'area, i responsabili del Servizio sanitario della Asl sassarese e dell'Istituto Zooprofilattico. Da Perugia è arrivato anche Francesco Feliciani, responsabile del Centro di Referenza Nazionale che si occupa dello studio e della diagnosi delle pesti suine.

Il caso di Bottidda, infatti, è grave: c'è il rischio che salti l'intero comparto suinicolo sardo con un danno economico devastante per l'Isola. Un colpo mortale, per usare le parole espresse pochi giorni fa dalle associazioni di categoria agricole (Coldiretti, Cia, Confagricoltura Sardegna) che avevano chiesto un incontro urgente con i responsabili politici regionali competenti «per stabilire se il settore suinicolo sardo è morto a Bottidda o deve continuare a vivere». Preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco del paese, Gavino Garau sia per il destino di una delle aziende suinicole più importanti del nord Sardegna sia per le persone che ci lavorano: «Per noi è essenziale che la “Tecnopig” possa continuare a esistere», ha sottolineato. Da anni, infatti, sono impiegati una decina di lavoratori, tra cui alcune donne, provenienti dal territorio.

I primi sintomi della peste suina africana erano comparsi  all'improvviso all'inizio della settimana scorsa, quando 14 scrofe, sulle 600 presenti, erano morte in maniera inspiegabile. L’allevatore, preoccupato, aveva avvertito subito i veterinari della Asl ed erano state avviate tutte le verifiche con il prelievo dei campioni anatomici. Contemporaneamente il Servizio Veterinario aveva informato Ministero, Regione e Centro di Referenza Nazionale e aveva notificato il sequestro cautelativo dell’azienda al sindaco di Bottidda. In seguito il responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl di Sassari, Francesco Sgarangella, aveva convocato un'Unità di crisi nel paese goceanino. Erano state subito avviate tutte le procedure di rito. Ma soprattutto predisporre l'azione più dolorosa: l'abbattimento degli oltre 1600 maiali. Unica misura purtroppo necessaria per ridurre al minimo il contagio in un'area come il Goceano in cui si è riscontrato in questi mesi tutta una serie di focolai di peste suina africana.

Se da un lato è possibile che l'inasprirsi della malattia sia dovuto a ripopolamenti irregolari e ad introduzioni fatte eludendo i controlli sanitari nelle zone già interessate dall’epidemia, dall'altro ci sono stati di recente dei casi "anomali" che hanno aperto interrogativi ben più inquietanti sulle modalità di diffusione della malattia in queste terre. Come quello dell'azienda di Frida, che è probabilmente di natura dolosa. Come quello della “Tecnopig” di Bottidda. Rimane, infatti, tutt'ora un mistero su come il virus possa essere penetrato in una delle aziende più controllate del nord Sardegna, mettendola praticamente al tappeto.

 

 

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