la lettera

Time in jazz, un festival a rischio?
Se lo chiede il trombettista Paolo Fresu

La Regione ha tagliato 20mila euro al festival di Berchidda
Paolo Fresu, trombettista (foto: Associazione Time in Jazz)
Paolo Fresu, trombettista (foto: Associazione Time in Jazz)
SASSARI. Chissà se quella che inizierà tra circa una settimana sarà l'ultima edizione di Time in jazz. Se lo chiede l'ideatore e direttore Paolo Fresu, e lo chiede anche all'assessore regionale alla Cultura, Lucia Baire e al Turismo, Sebastiano Sannitu. Quest'anno infatti la Regione ha tagliato i finanziamenti: meno 20mila euro rispetto all'anno scorso. Il festival - ricorda il trombettista jazz -è quello che richiama migliaia di persone (35mila lo scorso anno) anche dall'estero, e crea un indotto di 1 milione e 600 mila euro. Un'entrata tale da giustificare, secondo Fresu, l'investimento pubblico che copre circa il 58 per cento, il resto è a carico di privati. Proprio qualche giorno fa è stata annunciata il prolungamento del Festival il 17 e il 18 agosto, Time in Sassari, un evento non confermato fino a un mese fa.

Ecco il testo:
Egregio Assessore,
abbiamo ricevuto alcuni giorni fa la delibera del contributo deliberato dal Suo Assessorato (LR 1/90 Art. 56) per l'edizione n° 23 del Festival internazionale Time in Jazz di Berchidda. Contributo che, in relazione al consolidato già esiguo degli scorsi anni, è stato decurtato di ulteriori 20.000,00 Euro e che ora si stabilizza sui 153.418,00 Euro rispetto ai 172.000,00 del 2009.

Senza voler entrare in merito alle modalità ed ai tempi di concessione (ricordiamo che Time in Jazz partirà il 10 di agosto con contratti firmati da tempo con i più grandi musicisti del mondo e senza che ad oggi si avesse certezza dell’entità del contributo), si sottolinea con disappunto la disattenzione verso il grande evento ferragostano da parte dell’Assessorato regionale allo Spettacolo e la disparità di finanziamento con altre manifestazioni similari.

Si ricorda che Time in Jazz, tra tutti i festival della Sardegna, è quello che maggiormente gode dell’attenzione del pubblico e della stampa sia nazionale che internazionale, che è stato e continua a essere un modello originale per molte altre manifestazioni del territorio e che, grazie alla presenza di oltre 35.000 persone, con decine e decine di eventi sparsi in tutto il nord Sardegna e oltre 11 Comuni coinvolti, genera un indotto economico di circa 1.600.000 euro.

Indotto che giustifica ampiamente il budget di un festival che costa tre volte meno e che porta il nome dell’Isola e della sua gente nel mondo intero grazie ad un programma originale di estrema qualità, alle numerose attività collaterali tese alla valorizzazione del prodotto locale e alla scoperta del territorio ed all’incessante lavoro di centinaia di volontari e di professionalità altamente specializzate. Costo che non grava interamente sui finanziamenti pubblici (58%), ma che è sostenuto in buona parte anche da finanziamenti privati (42%) con il giusto obiettivo di non dovere dipendere totalmente dal contributo regionale.

Crediamo che una manifestazione di questo livello e di questa portata debba essere supportata adeguatamente anche in un momento di crisi come questo e che gli Assessorati regionali debbano fare delle scelte vere dettate dai contenuti e dalla meritocrazia e non suggerite dal meccanismo amministrativo.

Pertanto, chiediamo che vengano date risposte urgenti alle nostre istanze e che Time in Jazz non sia considerata solo come manifestazione di interesse regionale, ma che possa godere anche in Sardegna e presso le sue Istituzioni, di quei riconoscimenti che le giungono abitualmente dal pubblico, i media e gli esperti del settore in Italia e all’estero, e dunque sia supportata con l’attenzione che merita e con un finanziamento congruo ed adeguato.

Se ciò non avverrà e se non ci saranno risposte certe da parte degli interlocutori politici, la singolare realtà di Time in Jazz cesserà definitivamente di esistere alla fine di questa edizione.

Paolo Fresu

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