per non dimenticare

Strage di Bologna, 2 agosto 1980
C'erano anche Angela e Maria Fresu

La piccola Angela Fresu
La piccola Angela Fresu
SASSARI. Trent'anni fa, alle 10.25, nella stazione ferroviaria di Bologna una bomba ha ucciso 85 persone, ferito oltre 200. Una strage civile, la più grande in tempo di pace. La vittima più piccola si chiamava Angela Fresu e aveva solo tre anni. Era con sua mamma Maria, di 24, e veniva dalla provincia di Sassari, da Nughedu San Nicolò. Anche lei come gli altri è morta e non si sa ancora perché. Una richiesta di verità che ogni anno l'Associazione dei familiari delle vittime porta in piazza con il corteo e la manifestazione, quest'anno per la prima volta senza nessun rappresentante del governo. Tre fischi di un treno, poi un denso minuto di silenzio e la lettura dei nomi delle vittime.

La storia. Una stazione ferroviaria è un luogo di passaggio, molto frequentato soprattutto ai primi di agosto. Erano in tanti in quella sala d'aspetto in cui ancora oggi resta lo squarcio con sopra i nomi di chi lì è morto. Angela oggi avrebbe 33 anni. Quel giorno era con sua mamma Maria, di 24, che lavorava come operaia in una fabbrica di confezioni a Empoli in Toscana. Era quindi emigrata dalla Sardegna e con sua figlia stava andando in vacanza al lago di Garda con due amiche, Verdiana Bibona di Castelfiorentino e Silvana Ancilotti di Cambiano in provincia di Firenze. Secondo il libro di Daniele Biacchessi, "Ore 10.25: cronaca di una strage. Vite e verità spezzate dalla bomba alla stazione di Bologna", Angela e Verdiana sono morte sul colpo. Invece Maria si è volatilizzata, del suo corpo nessuna traccia. Di lei, scrive Biacchessi, non si è saputo più nulla per tanto tempo. Quasi si fosse fatta pulviscolo, una tesi non ammessa dagli esperti. Solo a dicembre del 1980 per i parenti di Maria arrivò una notizia: i resti trovati sotto un treno diretto a Basilea, in Svizzera, appartenevano alla loro figlia.

La verità che non c'è. Il presidente dell'associazione familiari delle vittime, Luigi Bolognesi, ha ricordato ancora stamattina che ad eseguire materialmente la strage sono stati «i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini», e ha aggiunto che «hanno scontato condanne pagate a prezzi di saldo: non esiste detenuto in Italia che abbia goduto di maggiori benefici». Poi conclude: «Il progetto eversivo della p2 è oggi ormai in gran parte attuato». Da sempre si batte per l'abolizione del segreto di Stato per conoscere la vera dinamica della strage e i mandanti. L'inchiesta giudiziaria è stata un susseguirsi di depistaggi, di rinvii e di silenzi. E con la presenza di ufficiali dei servizi segreti deviati dello Stato condannati proprio per depistaggio.


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