Festival del cinema di Torino:
ci sono Columbu, Marcias e Casu

di Francesco Bellu

SASSARI. I registi sardi devono averci preso gusto ai festival. Dopo l'ottima accoglienza a Venezia di "Bellas mariposas", in gara nella sezione Orizzonti e l'imminente presentazione del documentario su Tiberio Murgia di Sergio Naitza al Festival del cinema di Roma, ora ben tre autori hanno fatto breccia al Torino Film festival che si terrà nel capoluogo piemontese dal 23 novembre all'1 dicembre. Si tratta di Giovanni Columbu con "Su Re", Peter Marcias con "Dimmi che destino avrò" e Giuseppe Casu con il documentario "L'amore e la follia".

Di "Su Re" si conoscono le infinite traversie produttive e ora l'anteprima mondiale torinese, peraltro nel concorso ufficiale, fa sì che renda ancora più frenetica l'attesa per la seconda opera del regista di "Arcipelaghi". Sullo schermo viene rivissuta la Passione di Gesù dall'ultima cena sino alla crocifissione sul Golgota, ma la novità è il modo in cui viene rappresentata: attraverso la lettura e il punto di vista dei tre Vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca). Uno stile che, parole del regista, richiama un po' "Rashomon" di Akira di Kurosawa in cui quattro testimoni ricordano e raccontano lo stesso delitto ogni volta in modo differente. A far da collante l'utilizzo del sardo, scelta che a suo tempo aveva escluso il film dai finanziamenti ministeriali, in quanto la commissione esaminatrice aveva definito l'espediente come "localistico". Si scatenò una bagarre culturale e istituzionale ma la tenacia di Columbu alla fine ha premiato: dopo anni di riprese e una lunga post produzione uscirà nelle sale sotto l'ala della Sacher di Nanni Moretti.

Peter Marcias invece ha trovato spazio nella sezione "Festa Mobile" con "Dimmi che destino avrò". Il film racconta la storia di una donna di origine rom che da anni vive a Parigi per lavoro e rientra nel suo villaggio natio vicino Cagliari dove instaura un rapporto amichevole con un cinquantenne commissario di polizia. Prodotto da Gianluca Arcopinto, ha come protagonisti: Luli Bitri (la più famosa attrice albanese) e Salvatore Cantalupo, noto per il ruolo del sarto in "Gomorra" di Matteo Garrone. La cosa interessante è che l'uscita nelle sale dell'opera di Marcias è a ridosso con il festival: a fine mese. Ma non c'è solo la fiction: è il caso del terzo sardo al festival, Giuseppe Casu, in concorso nella sezione "italiana.doc" con "L'amore e la follia". Al centro la storia di Manlio e Silvestro, minatori del Sulcis che nel 1992 si erano barricati per mesi nella miniera di San Giovanni, minacciando di farsi saltare in aria per protestare contro la chiusura. Casu filma i ricordi di quella rivolta e lo sguardo non può non fare a meno di ricordare la situazione attuale. In fondo nonostante gli anni, le azioni ecclatanti, poco è cambiato nelle terre del sud dell'Isola.  

Ad aprire la kermesse diretta da Gianni Amelio sarà "Quartet", esordio d'eccellenza per l'attore Dustin Hoffman alla sua prima prova come regista. Si chiude "Chained" di Jennifer Lynch, e "Christmas with the Dead" da un racconto dello scrittore Joe Lansdale. Negli anni il festival di Torino si è sempre contraddistinto per delle scelte interessanti a cavallo tra autorialità e innovazione. Senza dimenticare comunque opere più meanstream: come quella di portare la nuova versione di "Anna Karenina" targata Joe Wright con Keira Knightley nel ruolo della tragica eroina tolstojana.

 

 

 

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