Delitto Serra, nelle intercettazioni
Calvia accusa l'ex ragazzo di Orsola

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino
 (foto: SassariNotizie)
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SASSARI. «Se fossi stato io a uccidere Orsola Serra avrei usato i guanti per non lasciare tracce del mio dna sulla corda utilizzata come arma del delitto». I contenuti delle intercettazioni ambientali e telefoniche registrate all’insaputa di Alessandro Calvia, l’unico imputato per l’omicidio della professoressa di Alghero, rivelano alcuni dettagli molto distanti dai risultati dell’attività di indagine dalla procura di Sassari. Nei suo dialoghi Calvia accusa sia il padre sia l’ex ragazzo della vittima quali autori del delitto ed esclude di essere stato lui a uccidere la donna perché mai avrebbe lasciato tracce biologoche sull'arma del delitto.

Nella prima fase delle deposizione dell'unico testimone odierno, il maresciallo Benedetto Carbone racconta il ritrovamento di un manoscritto emerso durante un sopralluogo in casa dell’imputato. All’interno di un libro gli agenti hanno rinvenuto un foglio di carta in cui Alessandro Calvia parla di un «segreto che Orsola Serra non avrebbe mai rivelato a nessuno: il torbido rapporto che la legava al padre».

Un’affermazione, quest’ultima, che trova un’importante contraddizione nel contenuto di una successiva intercettazione, sempre raccontata dal maresciallo. In una telefonata Calvia ipotizza che l’autore dell’omicidio potrebbe essere Moretti, l’ex ragazzo della vittima. E durante questa conversazione, l’imputato spiga anche il motivo per cui sulla corda utilizzata per uccidere Orsola Serra sono state rinvenute le sue tracce biologiche. «Moretti ha prelevato dalla mia moto carrozzella una corda e l'ha lasciata sul luogo del delitto».

Due ricostruzioni opposte che mai hanno trovato un riscontro all’interno del fascicolo del processo: fino a oggi l’unico indagato dell’omicidio di Orsola Serra è Alessandro Calvia. Ma già nell’udienza di venerdì prossimo l’imputato, attualmente detenuto nel carcere di San Sebastiano, potrà raccontare alla corte d’Assise di Sassari la sua verità. Per il 23 novembre, infatti, è attesa la sua deposizione e appare probabile che i due avvocati difensori, Nicola Satta e Danilo Mattana, consiglieranno al cliente di rispondere alle loro domande e a quelle del pubblico ministero Paolo Piras.

 

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