CINEMA

I Cinepanettoni sono ad un bivio
Tra evoluzione e involuzione

di Francesco Bellu
 (foto: Facebook)
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SASSARI. L'anno scorso lo avevamo dato morto, o meglio, moribondo. Incassi non più esplosivi, stanchezza generale del pubblico che preferiva guardare altro. Per il cinepanettone era il capolinea. A un anno di distanza lo scenario è mutato. In che senso, ora come ora è difficile da capire, certo si è creato un solco tra le narrazioni tradizionali affidate a De Sica e soci (“Colpi di fulmine”) e quella del duo Fabrizio Biggio-Francesco Mandelli che con “I soliti idioti” hanno creato un brand, apparentemente nuovo, in realtà decisamente nato “vecchio”.

 “Colpi di fulmine” prosegue nel cammino verso una normalizzazione del genere, un percorso iniziato da un paio d'anni. Meno volgarità, più attenzione agli intrecci, più commedia che farsa grottesca. Ma non ha il coraggio di andare fino in fondo e l'ultima avventura diretta da Neri Parenti è da manuale in questo senso. Diviso in due episodi, uno con De Sica nelle vesti tarocche di un prete, e l'altro con protagonisti la coppia Lillo&Greg, denuncia i suoi limiti proprio in questa divisione. Mediocre, tirato via, banale il frammento di De Sica, decisamente più riuscito l'altro. Tanto che si fatica a credere che dietro ci sia un unico regista. L'unica carta vincente che gioca è con Lillo&Greg che sono mattatori assoluti del loro episodio e regalano gli unici momenti godibili, proprio perché per la prima volta infrangono le tradizionali strutture del genere e reinventano situazioni degne della miglior commedia all'italiana.

 “I soliti idioti” in questi due anni sono, invece, riusciti nell'impresa edipica di uccidere il loro padre e di prenderne il posto. Il loro essere “vecchi” sin dalla loro nascita deriva proprio dal fatto che sono figli del cinepanettone tradizionale e ne riprendono in maniera iper esagitata temi e personaggi. Ma sono riusciti a farsi strada premendo ancora di più il pedale sugli aspetti più triviali, dando sfogo a figure che scorrazzano senza freni inibitori sulla scena. In fondo, e non sono l'unico a pensarla così (qui il link), Ruggero De Ceglie è la versione borgatara dei personaggi di Christian De Sica. Puttaniere che sogna i Parioli ma si accontenta di stare a Centocelle. La nuova avventura (“I due soliti idioti”) non si discosta dalla precedente, anzi, scorre sui binari sicuri che le hanno permesso, un anno fa, di sbancare i botteghini a discapito di critiche ferocissime sui giornali. Tirando le somme, l'impressione è che la formula di De Sica-Neri Parenti sia arrivata ad un bivio e l'unico modo che ha per sopravvivere, e magari fare anche un passo coraggioso verso una qualità che sino ad ora gli è sempre mancata, è quella di affidarsi a una scrittura più corretta e a scelte che taglino definitivamente con il passato. A costo di far fuori anche la figura ingombrante di De Sica a favore di altre. Il fatto che la coppia Lillo&Greg funzioni ne è la macroscopica constatazione.

Biggio e Mandelli al contrario hanno deciso di sfruttare sino in fondo questa loro “novità”, non a caso la prossima tappa sarà a New York. Un segnale che mostra in maniera plateale come stiano seguendo i passi del cinepanettone tradizionale delle vacanze a spasso per il mondo, ovviamente alla loro maniera. Ma quanto durerà il filone? Gli incassi, pur buoni, di questo Natale, mostrano comunque un calo. Che il pubblico si stia stancando, oppure dipende dal fatto che sia andato poco al cinema in questi giorni?  Come si è scritto prima: ora fare previsioni è prematuro. Lo scenario è cambiato. Se si tratta di evoluzione verso una nuova fase o di involuzione e dissoluzione definitiva del cinepanettone lo dirà solo il tempo.

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