il commento
"Un soprano che cercava l'acuto"
Narciso, Realpolitiker ma anche liberal
«Intelligente ma un po' lunatico»
di Valentina Guido
SASSARI. «Era un uomo intelligente e preparato, non un politico banale, ma anche un po' schizoide: a volte sembrava un intellettuale liberal, aperto alla sinistra, altre volte vestiva i panni del Realpolitiker alla Karl Schmitt, per cui il segreto di Stato veniva prima di tutto. Ed era soprattutto un grande narcisista che per ottenere un titolo di giornale avrebbe detto qualsiasi cosa».
Questo era Francesco Cossiga secondo il professor Aldo Giannuli, ricercatore di Storia contemporanea all'Università di Milano, già consulente delle procure di Bari e Milano per la strage di piazza Fontana e delle procure di Pavia e Brescia per la strage di piazza della Loggia. Dal 1994 al 2001, quando ha collaborato con la Commissione stragi del Parlamento, ha incontrato diverse volte l'ex Capo dello Stato.
«È uno dei pochissimi uomini politici italiani che si è occupato in prima persona dei servizi segreti. Una cosa rara, perché i protagonisti della prima Repubblica tendevano a scansarli, invece lui ha partecipato a ben due riforme: nel 1966, quando divenne sottosegretario alla Difesa, proprio nell'anno chiave in cui si decise di sciogliere il SIFAR e di creare il SID. Sul caso SIFAR seguirono molte contestazioni agli omissis che proprio Cossiga appose sulla relazione per il Parlamento, anche se per la verità allora le critiche erano rivolte al governo, non a lui, che ancora non era un personaggio di primo piano: lo divenne dopo che fu incaricato di difendere Trabucchi».
La sua carriera va avanti e Cossiga diventa ministro del'Interno, «quasi per caso, a seguito del terremoto in Friuli» e in questa veste, nel 1977, fu lui a sovrintendere alla nuova riforma dei servizi segreti che diventano Sisde, Sismi e Cesis. «Quasi in coincidenza scoppiò il caso Moro, ma già prima Cossiga era stato molto contestato per l'uccisone di Giorgiana Masi a Roma durante una manifestazione di piazza».
Cossiga parlò spesso, ma tacque anche molto, e non è sempre semplice stabilire se le sue rivelazioni abbiano contribuito a chiarire o a infittire i grandi misteri di cui l'Italia è piena. «L'operato di Cossiga va criticato per molti aspetti nella vicenda Gladio- continua il professor Giannuli – perché il suo scontro con Andreotti ha di fatto impedito che venisse fatta chiarezza. Ma sui giornali di oggi leggo cose non vere: dire che Gladio, e quindi Cossiga, sia stato responsabile delle stragi del nostro Paese, è eccessivo e non ha fondamento. Gladio era una struttura segreta ma non era il SID. Era stata creata per reagire a un eventuale attacco sovietico».
Bisogna anche dire che il primo ad alimentare teorie “dietrologhe” era lo stesso Cossiga. «Ricordo che partecipai alla conferenza stampa che fu convocata in seguito all'assoluzione dei "gladiatori"- racconta Aldo Giannuli- In quel periodo i giornali gli dedicavano poca attenzione e lui era alla ricerca del botto. Così disse che nei depositi Nasco c'erano armi russe. Non era vero, non furono mai trovate, ma intanto con queste parole era riuscito a seminare il panico».
Anche sull'abbattimento del DC9 a Ustica e sulla strage di Bologna ha detto tutto e il contrario di tutto: «Non sono preparato su Ustica, ma posso dire che non è mai emersa nessuna prova dell'esistenza dell'aereo francese da cui secondo Cossiga sarebbe partito il missile. Per Bologna il discorso è leggermente diverso: qualche traccia che potesse confermare la pista palestinese c'era, ma mi fido di più dell'inchiesta che ha portato a condannare il terrorismo nero (Cossiga, invece, ha più volte sostenuto l'innocenza di Domenico Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per la strage di Bologna, ndr).
«Con me non si comportava sempre in modo uguale: a volte mi trattava con simpatia, altre volte invece rilasciava ai giornali interviste in cui manifestava per me una certa irritazione: "Quel famoso consulente della Procura di Brescia"....diceva». Perché talvolta raccontava cose non vere? «Secondo me, la risposta è nel suo narcisismo: cercava l'acuto come un soprano di mezza età».
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