Chimica verde, "due anni di silenzio"
Uneddu sollecita un impegno comune

L'incontro sul tema della chimica verde al Palazzo di Città (foto: SassariNotizie.com)
L'incontro sul tema della chimica verde al Palazzo di Città (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Buio fitto sullo stato di avanzamento della Chimica verde a Porto Torres e nessuna risposta sui dubbi riguardo i rischi ambientali. La denuncia arriva dal consigliere comunale di Sassari, Giampiero Uneddu (Pdl),  che in una lettera aperta invita «gli amministratori pubblici, regionali e locali, ad impegnarsi per  riuscire a salvare il progetto correggendo le eventuali carenze che potrebbero arrecare ulteriori danni all'ambiente e alla salute dei cittadini». Chi ha una responsabilità diretta nel governo degli enti locali «chieda con forza e con urgenza il ripristino del tavolo di confronto previsto dal Protocollo di intesa – scrive Uneddu-, al quale poter partecipare con ben definiti poteri decisionali».
Infatti, sono passati quasi due anni dalla firma del Protocollo per la riconversione del polo chimico di Porto Torres e sei mesi dalla affollata assemblea pubblica di Sassari in cui l'iniziativa è stata illustrata ai consiglieri provinciali e comunali. Ma da allora tutto tace. «Abbiamo appreso solo dalla stampa che l’assessorato regionale all'Ambiente ha inviato una lettera ad Eni, invitandola a presentare le controdeduzioni alle osservazioni sollevate da diversi soggetti (associazioni ambientaliste, mediche, movimenti politici e semplici cittadini) relative alla costruzione della centrale – scrive il consigliere Pdl-. E sempre dalla stampa siamo venuti a sapere che l’iter per il rilascio delle autorizzazioni è ancora in corso ed entro fine gennaio 2013 avrebbe dovuto tenersi una conferenza di servizi istruttoria nel territorio, della quale non si è avuta notizia. Non si capisce quindi in base a quali procedure autorizzative Eni abbia fatto pubblicare il 22 gennaio il bando di gara per la Progettazione e costruzione della centrale di cogenerazione a biomasse – prosegue la lettera – e ciò solleva notevoli perplessità circa la possibilità che la centrale a biomasse, notevolmente sovradimensionata, possa in realtà nascondere un vero e proprio inceneritore di rifiuti».
A questo si aggiungono i dubbi sul funzionamento di una caldaia ausiliaria da 70 Megawatt alimentata a Fok, «un combustibile fossile ad alta cancerogenicità», e il rischio di «conflitto con le tradizionali filiere agroalimentari e con le politiche di sviluppo rurale tese alla valorizzazione delle produzioni locali». Ecco perché «non si può prescindere dalla garanzia assoluta che l'intervento non comporti ulteriori rischi sanitari per la popolazione di un territorio già fortemente penalizzato dall'inquinamento ambientale prodotto dai precedenti interventi industriali», conclude Uneddu, che invita gli amministratori ad un impegno comune.
 
 
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