LA RECENSIONE

"Il lato positivo" una storia furba
studiata per piacere a tutti i costi

Al Quattro Colonne
di Francesco Bellu
 (foto: Facebook)
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SASSARI. Questione di equilibrio. David O'Russell con "Il lato positivo" ha confezionato una commedia dolce-amara da manuale. Tra strizzate d'occhio ai film indipendenti stile "Sundance" e la più classica narrazione hollywoodiana. Non è un caso che sia riuscita a sbancare gli Indipendent Spirit awards e fare incetta di candidature agli ultimi Oscar - ben otto - permettendo poi di far vincere a Jennifer Lawrence il trofeo per la miglior attrice protagonista. Questo suo stare in mezzo al guado è la sua forza (se così la si può chiamare) ma soprattutto il suo limite. Perché nonostante sia una storia con momenti toccanti e divertenti, rimane il dubbio che sia stata costruita un po' troppo a tavolino, fatta apposta per piacere a tutti. C'è, infatti, qualcosa di calcolato nel rischio che O'Russell corre nel delineare il ritratto della coppia di sbarellati, protagonisti del film. Pat e Tiffany sono persone dalla vita instabile che hanno avuto esperienze fuori dalle righe e si ritrovano insieme per pura casualità a fare i conti con il proprio passato e i propri demoni interiori. Sono senza filtri, paradossali nel rapportarsi l'uno all'altro, hanno però, allo stesso tempo, una voglia "matta" di andare avanti. A loro modo, certo. A fargli da contorno ci sono personaggi anche loro piuttosto bordeline come i genitori di Pat. È chiaro, sin dall'inizio in manicomio, come e dove andrà a parare tutta la vicenda.

Ed è all'interno di questa prevedibilità che O'Russell gioca in maniera sorniona e furbastra: senza mai strafare, senza esagerare, arrivando così a disegnare situazioni forti, soprattutto nella prima parte, alternandole ad altre decisamente più leggere e comiche come la scena di Pat e Tiffany alla tavola calda. Sono i singoli segmenti narrativi a funzionare a dovere rispetto al "tutto", alla costruzione generale che si trova anzi a cedere in un finale ibrido a cavallo tra "Dirty dancing" e il reality show "Ballando con le stelle". Siamo dalle parti della commedia rosa edificante, stile Nora Ephron ("Insonnia" d'amore per citare quella più nota e fortunata) solo leggermente "sporcata" dalla psicosi dei suoi personaggi. L'equilibrio è tutto qua. Nel far finta di osare e ritornare poi verso situazioni più accomodanti e rassicuranti. Non c'è niente di male in sé, eppure si rimpiange decisamente il David O'Russell dei primi anni Duemila, capace di fare commedie più graffianti, anche più sgangherate in sede di scrittura e immagine - "Three kings" è per chi scrive il suo lavoro migliore in questo senso - e con un coraggio reale e non imbrigliato in una costruzione indubbiamente godibile, ma tutto sommato innocua come in questa sua ultima opera.

"Il lato positivo" rimane così un film in cui l'unica cosa che lo differenzia rispetto ad altri prodotti di medio livello è il cast. Ed è onestamente un piacere rivedere un Robert De Niro finalmente in forma, dopo tanti, troppi brutti film e ruoli sopra le righe. Anche lui, in qualche modo, si rispecchia al tono del film, nonostante poi la scena sia tutta per Jennifer Lawrence che prosegue il suo cammino verso interpretazioni più mature, mentre il suo partner di scena, Bradley Cooper, tratteggia il suo Pat come un uomo in bilico. Forse nei suoi alti e bassi e nella sua voglia di stabilità si rispecchia lo stesso regista, un tempo "enfant terrible" di Hollywood, ora giunto al suo Nirvana esistenziale. Eppure, come si è già scritto, dispiace che buona parte di questa sua carica sulfurea sia andata perduta a favore di un allineamento incolore e senza sorprese.

 

 

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