Sei mesi di attesa per lo stipendio
I cassintegrati stringono la cinghia

di Daniele Murino | Twitter: @DanieleMurino
 (foto: UILCEM FIUMESANTO)
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SASSARI. Ricevere uno stipendio alla fine del mese sta diventando un lusso che solo in pochi possono vantare, almeno tra le nuove generazioni. I più fortunati, in questo senso, sembrano essere i dipendenti statali e i lavoratori dei grandi gruppi industriali che puntualmente si vedono accreditare sul proprio conto corrente quanto gli spetta. Per tutti gli altri, invece, il periodo di pagamento si sta dilatando ben oltre i fatidici trenta giorni e l'istituzione del 27 del mese, che ha trainato l'Italia del boom economico, è solo un ricordo. Di questa categoria di lavoratori svantaggiati fanno parte anche i cassaintegrati che, in questo particolare momento storico, soffrono i ritardi delle amministrazioni pubbliche.
 
Il problema è serio. Gli assegni di pagamento emessi dalla Regione vengono staccati con forte ritardo. Una condizione che costringe i lavoratori a tirare la cinghia per un periodo di tempo non determinato, con delle conseguenze sul piano psicologico e familiare facilmente intuibili. Non solo. Le buste paga dei cassintegrati sono super tassate e uno stipendio lordo di 1000€ euro, sul conto corrente equivale a 650€ con una perdita che si aggira intorno al 35%. «Lo stipendio che riceviamo - racconta uno dei tanti lavoratori costretti a usufruire degli ammortizzatori sociali - è minimo. Rispetto alla retribuzione precedente, la mia capacità di acquisto si è molto ridotta. E se a questo si aggiunge che l'anno scorso ho ricevuto il pagamento dei primi sei mesi in un'unica tranche estiva, le difficoltà si moltiplicano. Ma al di là del fattore economico, un'altra cosa che mi preoccupa – conclude il lavoratore - e che quest'anno nessuno ci ha ancora contattato per firmare il Patto di Servizio per il 2013: un accordo con il quale il Centro per l'Impiego dovrebbe garantire sia il sussidio mensile sia la possibilità di accedere a nuove opportunità lavorative».

Questa realtà, condivisa da molti lavoratori sardi, sta spazzando via le poche certezza rimaste: pensare di dovere fare fronte alle spese mensili senza sapere quando si riceverà lo stipendio non giova né all'umore né alla pianificazione dei conti. Problema sul quale le istituzioni locali stanno cercando di intervenire. L'intento è quello di sbloccare al più presto i fondi dedicati alla cassintegrazione in deroga per fare fronte alle centinaia di richieste provenienti da tutta l'Isola.

  

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