La Cisl di Sassari a congresso
Ecco il bilancio del segretario

Gavino Carta, segretario generale Cisl Sassari (foto: Ufficio stampa Cisl Sassari)
Gavino Carta, segretario generale Cisl Sassari (foto: Ufficio stampa Cisl Sassari)

SASSARI. È tempo di bilanci per la Cisl di Sassari. Oggi nell’hotel Grazia Deledda di Sassari si aprirà il nono congresso per il rinnovo delle cariche alla presenza del segretario regionale Mario Medde e davanti a una platea composta da circa 150 delegati provenienti dalle varie categorie sindacali. Sono stati quattro anni particolarmente difficili per il territorio del Sassarese: le grandi crisi dell’area industriale di Porto Torres si intrecciano con un impoverimento complessivo della società e l’aumento da record della disoccupazione tra i giovani, costretti a spostarsi all’estero per realizzare il proprio futuro. La segreteria Cisl, composta da Gavino Carta, Emily Uda e Nico Manca, ha lavorato in prima linea per sostenere i lavoratori in questo periodo di grande difficoltà con migliaia di vertenze individuali e collettive.

Gavino Carta, 48 anni, impegnato nella Cisl da 25 anni, è stato chiamato nel 2009 alla carica di segretario generale del sindacato di via IV Novembre. “In questi ultimi anni – dice - le crisi già presenti nel nostro territorio sono state aggravate dalla difficile congiuntura internazionale: il risultato è stato un aumento massiccio della disoccupazione e un ricorso senza precedenti agli ammortizzatori sociali, che fortunatamente è stato uno strumento di tutela per le famiglie della nostra comunità. Quello della Vinyls è stato indubbiamente il caso più evidente, ma allargando lo sguardo abbiamo visto che i tentacoli della crisi si sono addentrati in tutti i settori produttivi, forse in maniera meno clamorosa. Penso al caso dell’edilizia dove l’occupazione è scesa del 60 per cento, e penso anche alle tante saracinesche che si sono abbassati in questi quattro anni nel commercio. Non solo una crisi dei grandi comparti, ma un’onda lunga legata ai consumi che sta devastando l’economia dei servizi”.

La Cisl di Sassari ha fatto tanto. “Abbiamo cercato di volgere in termini positivi il progetto di Porto Torres – racconta Carta - puntando con forza sul progetto di riconversione del petrolchimico per riassorbire il contraccolpo della chiusura della chimica tradizionale. Non sono mancati gli ostacoli da alcuni ambientalisti, ma io credo che l’ambientalismo se non è supportato da elementi scientifici diventa qualcosa di ideologico. La tutela dell’ambiente deve essere il nostro obiettivo principale, ma deve essere supportata da elementi scientifici che devono garantire la sostenibilità”.

Chi invece ha fatto poco, troppo poco, è la politica locale e regionale. “I nostri rappresentanti – aggiunge Carta – avrebbero potuto fare di più nel rivendicare un rapporto più incisivo con lo Stato e con l’Europa. Ha fatto poco nell’interesse generale dei sardi e ha fatto di più nell’interesse dei singoli partiti. Vedi il caso delle promesse elettorali. C’è il problema della raggiungibilità della nostra isola. Occorre fare il possibile per ridurre il gap dell’isolamento e trasformarlo da handicap in risorsa. Qualunque impresa che voglia operare in Sardegna è penalizzata del 20 per cento in più dei costi per i trasporti, così come per i costi dell’energia, che sono maggiori del 30 per cento rispetto alla media europea”. Carta si inserisce anche nel dibattito sulla proposta della zona franca, lanciata dal governatore Cappellacci. “Va demitizzata, non ha un potere salvifico. Può essere un elemento di utilità, ma se si crea il vantaggio fiscale e non si mettono in campo politiche adeguate per ridurre i costi delle infrastrutture, come acqua, trasporti, energia, rischia di essere uno strumento quasi indifferente”.

Dalla Cisl di Sassari arriva anche uno sguardo di fiducia verso il futuro: è questo il senso complessivo della relazione di fine mandato che Carta presenterà oggi al congresso. “Dalla crisi si può uscire, ma solo se lo facciamo tutti insieme. Bisogna rimettere al centro dell’interesse le comunità locali, perché tutti i nostri problemi quotidiani finora sono stati trascurati o ignorati in virtù dell’inseguimento di un risultato economico globale e astratto. Un modo di vedere che ha impoverito molte comunità e ha arricchito molte oligarchie, creando squilibri che sono sotto gli occhi di tutti. Il caso recente degli esuberi nella centrale di E.On, secondo Carta, lo dimostra chiaramente. “E’ una vertenza che parla da sola. Si guarda agli indicatori economici, solo ai numeri, e si pensa agli esuberi dimenticando la centralità di quella centrale, strategica l’intero tessuto produttivo dell’isola”. E a chi dice che questa crisi sia tutta colpa della politica, il segretario ricorda che - al contrario - ci vuole più politica, soprattutto più politica economica. “L’economia priva di politica produce solo interessi privati”.

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