L'Ersu a muso duro contro le critiche:
"Il campus è un'idea vincente"

di Grazia Sini
 (foto: Ufficio stampa Ersu)
(foto: Ufficio stampa Ersu)

SASSARI. Dalla presentazione ufficiale del progetto per il nuovo campus universitario degli scorsi giorni sono fioccate numerose critiche da diverse parti. C’è stato chi puntava il dito sulla zona scelta, chi sulla struttura e chi proprio sull’idea stessa di campus, preferendo invece un progetto di alloggi diffusi per la città meglio se nel centro storico. L'Ersu ha raccolto tutte le critiche e oggi, in una lunga nota stampa, ha deciso di rispondere punto su punto «alle tendenziose valutazioni di parte mosse contro il progetto del campus universitario che sorgerà nell'area delle ex Semolerie Azzena realizzando oltre 300 nuovi alloggi e servizi rivolti agli studenti e alla città».

Secondo l’Ersu, alla presentazione ufficiale del progetto, davanti a stampa e amministrazioni, tutti avevano espresso parere favorevole «eppure qualcuno evidentemente non gradisce che ci sia un tale schieramento di persone a favore del progetto campus. Pertanto -dichiara il presidente dell'Ersu Gianni Poggiu- alcuni esponenti del Pd del Consiglio comunale capeggiati da Simone Campus e dal consigliere regionale Luigi Lotto hanno pensato bene di trovare argomenti pseudo politici per impedire egoisticamente che la città di Sassari possa usufruire di questo investimento realizzato dall'Ersu forse nella speranza che tali risorse possano essere veicolate su iniziative progettuali più vicine ai loro programmi. I consiglieri non riflettono però sul fatto che un progetto come questo non ha i colori della politica ma rappresenta un volano per l'ateneo e l'economia sassarese. Aggiungo inoltre che l'idea di avere un'unica agenzia regionale per il diritto allo studio come da loro suggerito “ci sembra quanto mai singolare” per usare un linguaggio caro al consigliere Campus perché oltre a svilire i contenuti della legge regionale 37 sul diritto allo studio va con buona approssimazione a sottrarre al territorio sassarese un importante presidio di controllo politico, culturale ed economico che sicuramente verrebbe fagocitato dal forte polo cagliaritano. Questo atteggiamento sconfesserebbe inoltre di fatto una legge voluta a suo tempo dalla giunta presieduta da Mario Melis e caldeggiata proprio galla stessa parte politica a cui Simone Campus appartiene».

I fondi vincolati per il progetto campus non sono reindirizzabili. «Sarebbe interessante inoltre capire come farebbero i due politici a realizzare questo fantomatico “reindirizzamento” dei fondi regionali e dei fondi FAS, su altro progetto diverso dal campus -prosegue  il presidente dell'Ersu Gianni Poggiu-. Ci indichino quali sono le norme che prevedono questo tipo di operazione che anche gli uffici regionali confermano essere assolutamente impraticabile. Le parole vuote e le illazioni non bastano più servono i fatti».

Il progetto campus: un percorso costruito su azioni collegiali e non solitarie. «Una sorta di strana amnesia conduce inoltre probabilmente Simone Campus a pensare che l'Ersu abbia lavorato in maniera solitaria al progetto – aggiunge ancora Poggiu -. Il consigliere dovrebbe infatti ricordare che l'idea del campus universitario è stata ampiamente discussa negli ultimi 5 anni non solo dall'attuale Cda da me presieduto ma anche da quello precedente governato da Antonello Mattone e di cui Simone Campus faceva parte come rappresentante degli studenti. Il progetto del campus universitario è nato infatti proprio in seno al precedente consiglio e ha ottenuto le prime risorse durante la presidenza Soru. Il 5 marzo 2008 è stato deliberato infine dal Cda presieduto da Mattone di procedere alla realizzazione di un campus universitario contando sulla disponibilità di 10 milioni e 500mila euro. In quel tempo Simone Campus era evidentemente favorevole al progetto che ora tanto osteggia votato dal consiglio all'unanimità. Sempre all'unanimità è stato votato il progetto campus anche dal nuovo Cda in data 20 dicembre 2010 subito dopo l'insediamento di Poggiu. Questo mostra come la scelta del campus venga da lontano, è stato un valido progetto di cui altri prima di noi (tra cui Simone Campus) hanno posto le fondamenta -sottolinea Poggiu- e che l'attuale Cda ha voluto far crescere trovando nuovi fondi e un'area idonea per poterlo realizzare al meglio. Scelte collegiali e non solitarie dunque hanno portato a questa fase conclusiva. Ogni passaggio è stato esaminato da un consiglio di amministrazione di cui fanno parte anche due rappresentanti dell'università di Sassari che è stata quindi coinvolta attraverso i suoi delegati in tutte le discussioni sul campus. Il comune è stato allo stesso modo invitato a più riprese al dibattito specialmente in seguito all'approvazione del nuovo Puc licenziato a fine luglio 2012 che ha escluso di fatto alcune aree prese in considerazione inizialmente dall'Ersu per la realizzazione del progetto ma che in seguito al nuovo piano urbanistico hanno perso in toto o in buona parte le caratteristiche di edificabilità».

Perché sono stati esclusi l'ex Brefotrofio e l’ex Turritania. Il presidente chiarisce poi il punto sulla scelta del luogo dove creare il campus e spiega perché siano stati esclusi altri due stabili di cui nell’ultimo periodo si è molto parlato: l’ex brefotrofio, di cui SassariNotizie ieri ha pubblicato le foto, e il Turritania: «Lo spazio dell'ex brefotrofio proposto dall'Università di Sassari al prezzo di 6.424.753 euro pur essendo interessante sotto diversi aspetti non era compatibile con le prescrizioni urbanistiche né del vecchio PRG né del nuovo Puc -attestano gli uffici dell'Ersu- che prevede per quell'area una destinazione d'uso che non ammette la residenzialità ma solo l'ampliamento della cittadella universitaria attraverso la costruzione di laboratori, ospedali, cliniche. Peraltro, l’acquisto al prezzo di mercato di un bene dello Stato, seppur in capo all'Università, desta forti perplessità – come più volte sottolineato dalla direzione– se si tiene conto di quanto stabilito dall’art.14 dello Statuto della Regione Sardegna. Infatti, nell'ambito del suo territorio, la Regione succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali ed inoltre, è previsto che i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale e a monopoli fiscali restano allo Stato, solo finché duri tale condizione. Ecco perché l’Università se non utilizza più tale bene dovrebbe cederlo alla Regione, non venderlo alla stessa Regione (Ersu). La struttura dell'ex Turritania, che peraltro il Comune non ha offerto in tale contesto e nemmeno ne ha mai quantificato il prezzo, è totalmente incompatibile con il progetto approvato dal Cipe e vincolato per l'assegnazione delle risorse, dove sono previsti oltre ai posti letto, impianti sportivi, parcheggi, spazi verdi e ristorante e servizi vari». Come ribadito in più occasioni tra le aree offerte in seguito all'avviso pubblico bandito dall'Ente nel febbraio 2012 quella delle ex semolerie è risultata, dopo varie ipotesi e approfondimenti tecnici, l'unica che rispetta pienamente - anche se in misura più contenuta - tutti i parametri.

La presentazione ufficiale del progetto. L’ente specifica poi perché il progetto sia stato presentato soltanto nei giorni scorsi: «Il processo di identificazione dell'area e di analisi delle problematiche urbanistiche è stato piuttosto lungo e articolato. Solo recentemente professionisti incaricati dalla proprietà hanno potuto lavorare per predisporre il progetto preliminare dell’intervento, utile per ottenere dal Comune l’autorizzazione al piano integrato come da legge, realizzato rispettando le indicazioni prospettate dall'Ersu. L'incontro organizzato nei giorni scorsi è nato proprio dall'esigenza di consentire un dibattito aperto a suggerimenti che possano eventualmente integrare o migliorare il progetto».

Perché la formula del campus universitario è vincente. In conclusione l'Ersu smentisce anche la tesi che sostiene che «la realizzazione di un campus è una soluzione estranea alla tradizione urbanistica italiana». Per dimostrare che la scelta del campus sia la migliore, l’Ersu elenca tutte le città italiane che hanno già optato per questo modello: l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, "Magna Græcia" di Catanzaro, Università della Calabria, di Biella, di Salerno (uno dei più grandi e completi), di Roma Tor Vergata, di Chieti e Pescara “Gabriele D'Annunzio". «Evidentemente il modello funziona – dicono ancora dell’Ersu -, considerato che anche nuovi cantieri stanno per aprire, tra cui quello di Cagliari.  Proprio nei giorni scorsi, l’Ersu di Cagliari  ha aggiudicato i lavori per la costruzione del campus che costerà 34,5 milioni (che si vanno ad aggiungere ai 38 milioni di euro spesi a suo tempo dall'Ente nell'acquisto della sola area dove sorgerà il campus) e darà 250 nuovi posti letto. La scelta è stata presa anche in considerazione del fatto che i fuori sede portano ogni anno 100 milioni di euro nel capoluogo. «La nostra speranza -conclude Poggiu- è che anche a Sassari, lasciate le polemiche, si facciano le giuste scelte e si vada avanti verso l'unica strada ad oggi percorribile e che soddisferebbe le esigenze della residenzialità studentesca portando nuova linfa vitale all'economia della città e intervenendo inoltre su un'area degradata di valore storico attraverso una rifunzionalizzazione compatibile e fruibile unico strumento valido per il recupero dei beni che eviti il consumo del territorio».

 

 

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