Carceri, la comunità senegalese
tende la mano ai detenuti stranieri

di Daniele Giola

SASSARI. Ci sono detenuti che vivono al limite. Soli al mondo. Senza una famiglia all'esterno delle mura carcerarie, senza amici o parenti vicini. Uomini e donne disperati che non hanno nemmeno la possibilità di provvedere a quelle che sono "esigenze primarie" per un qualsiasi essere umano. Nel carcere di San Sebastiano "gli ultimi" sono soprattutto stranieri. Da oggi ognuno di loro potrà contare sullo straordinario aiuto della comunità senegalese di Sassari. Attraverso la sua principale associazione - Yakaar -, infatti, la comunità ha deciso di acquistare della biancheria per gli stranieri del carcere: calze, slip e magliette in cotone. Regali forse normali per chi vive in una casa, vere e proprie ancore di salvezza per chi invece è costretto a un'esistenza dietro le sbarre. L'iniziativa, presentata stamattina a Palazzo Ducale, è nata da una riflessione congiunta tra i rappresentanti dell'associazione dei senegalesi, in particolare il presidente Cheikh Dianka e la Garante dei detenuti Cecilia Sechi, sui numeri e le esigenze manifestate dalla popolazione straniera dell' istituto penitenziario.

Al momento sono 35 i detenuti di diverse nazionalità ospitati nel carcere di San Sebastiano. Rappresentano poco più di un quarto dell’intera popolazione penitenziaria che oggi oscilla tra i 145 e i 150 detenuti, di cui 13 donne. Il gruppo straniero più numeroso, al momento, è quello spagnolo composto da 10 detenuti (8 uomini e 2 donne); 4 invece provengono dalla Nigeria, 2 dalla Romania e 2 dal Senegal. Gli altri detenuti (uno per ciascuna nazionalità) arrivano invece dalla Bulgaria, Bolivia, Germania, Repubblica Dominicana, Algeria, Francia, Gambia, Croazia, Marocco, Sudan, Tunisia, Ucraina e Jugoslavia. Le donne straniere sono invece in totale 8, due arrivano dalla Bosnia Erzegovina, due dalla Spagna, una dal Congo Belga, una dalla Romania e una dal Senegal. A loro l’associazione Yakaar ha deciso di regalare anche delle tute da ginnastica.

"E' un'iniziativa straordinaria - ha detto il sindaco Gianfranco Ganau - con una grande rilevanza sociale. Un gesto di fratellanza e vicinanza nei confronti di chi, pur espiando la propria pena, vive in condizioni di grave sofferenza e solitudine. Sulle condizioni di San Sebastiano c'è poco da dire - ha proseguito il sindaco -. Speriamo che a breve si possa completare il trasferimento nel nuovo carcere di Bancali". All'incontro con la stampa erano presenti anche il garante dei detenuti Cecilia Sechi, il presidente di Yakaar Cheikh Dianka, con la presenza del cappellano di San Sebastiano Gaetano Galia e dell'imam della comunità islamica Ibrahima Diop. La speranza - è stato detto - è che la situazione dei detenuti stranieri migliori. Per voce del presidente Dianka, la comunità senegalese si impegnerà per avere colloqui con i detenuti al fine di capire meglio come aiutarli in futuro, mentre il cappellano don Gaetano ha chiesto al sindaco un aiuto per risolvere il problema dei permessi-premio. "Sarebbe bello poter contare su una struttura comunale per un domicilio temporaneo - ha detto -. Magari una casa del centro storico. Come cappellano mi assumo l'impegno di ristrutturarla".

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