La vertenza E.On si sposta al Verdi
e incontra l'artista Moni Ovadia

di Grazia Sini
 (foto: UILCEM FIUMESANTO)
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SASSARI. Dalle piazze al teatro, la protesta dei lavoratori E.On conquista ogni luogo utile per far sentire la sua voce. Stasera, al termine dello spettacolo di Moni Ovadia, verso le 23, una delegazione di operai e sindacalisti salirà sul palco del teatro Verdi al fianco dello scrittore e attore, per raccontare ancora una volta la situazione che stanno vivendo. "Siamo stati invitati a partecipare all'evento e non mancheremo. Ovadia, persona molto attenta e grande conoscitore del diritto del lavoro e del principio di uguaglianza, ci ha chiesto di salire con lui sul palco" spiega Franco Peana, sindacalista Uiltec-Uil.

La giornata dello spettacolo combacia con la prima giornata di sciopero indetta dai lavoratori di Fiume Santo: "Alle 14 inizieranno i giornalieri e vedremo cosa succederà" continua Peana. Domani, poi, ci sarà l'importante appuntamento in piazza d'Italia: "Già da febbraio gli Amministratori del territorio avevano iniziato a organizzare l'incontro e noi ancora una volta ci saremo". Nella grande piazza si riuniranno, a partire dalle 14, i Consigli comunali di Sassari, Alghero e Porto Torres, Stintino, Sorso, Sennori e Castelsardo e quello provinciale. "Saremo lì e ascolteremo con le nostre tute rosse cosa i politici avranno da dire. Speriamo che ne esca qualcosa di concreto, un atto che metta spalle al muro Regione e Governo che finalmente decidano di schierarsi con gli operai e obblighino questa multinazionale tedesca a fare qualcosa per il territorio".

Il sindacalista sottolinea infatti come: "da quando c'è E.On per noi operai è cambiato solo il colore della tuta e il nome della targhetta. Non abbiamo visto nulla di nuovo per quanto riguarda la tecnologia importata da questa azienda. Non solo, anche ciò che era stato portato dalla ditta precedente è stato smontato da E.On e portato chissà dove". E conclude: "Tra noi lavoratori la preoccupazione è palpabile, non solo tra gli operari, ma anche nell'indotto: ieri, ad esempio, abbiamo scoperto che le donne che cucinano per la mensa non hanno lavorato perché sono 5 mesi che non ricevono lo stipendio. Ci guardiamo tra di noi e ci chiediamo chi sarà il prossimo perché se la situazione continua così c'è una sola certezza: ogni due di noi, uno andrà a casa".

 

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