Gli operai di E.On sul palco del Verdi
durante lo spettacolo di Moni Ovadia

di Francesco Bellu
 (foto: Luca Foddai)
(foto: Luca Foddai)

SASSARI. Sono saliti sul palco con la tuta arancione e l'elmetto. Come se dovessero andare al lavoro. Un lavoro che molti di loro rischiano di perdere entro la fine dell'anno prossimo. Sono gli operai di E.On di Fiume Santo che, ieri sera, alla fine dello spettacolo "Il registro dei peccati" di Moni Ovadia hanno voluto portare la loro vertenza all'interno del teatro Verdi. Accolti con un lungo applauso e parole calorose dall'attore - «Lottano per la loro dignità» ha detto - , si sono disposti uno a fianco all'altro tenendo in mano uno striscione lunghissimo che riempiva il fondo del palcoscenico. Parole durissime scritte in rosso e nero: "E.On non costruisci, ci guadagni e licenzi?! Vattene".

A spiegare al pubblico il perché di questa azione ecclatante sono stati Franco Peano, sindacalista Uiltec-Uil, e uno degli operai Giuseppe Fadda. Chiedono certezza sul loro futuro e il mantenimento degli impegni fissati con gli enti locali. «Non vogliamo speculazioni con i soldi dei sardi - ha rimarcato Peano -. Deve scegliere: o costruisce il terzo gruppo e toglie quelli inquinanti, oppure se ne deve andare via subito». Frasi riprese anche dall'operaio che ha dato voce a tutti i suoi compagni di lavoro: «Fanno i padroni, vogliono avere i nostri corpi, le nostre anime, ma noi andremo avanti compatti. Siamo esseri umani non cose». Dalla platea parte l'applauso fragoroso del pubblico, il sipario si chiude, ma è solo la conclusione di un atto. Perché si riaprirà tra poche ore, su un altro palco: quello di piazza d'Italia di fronte alla Provincia.

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