L'INTERVISTA

Sassari come in un film di Scorsese
Angius ci svela il suo "Perfidia"

di Francesco Bellu
 (foto: Grazia Porqueddu)
(foto: Grazia Porqueddu)

SASSARI. Cappellino calato in testa e occhiaie. Bonfacio Angius ride e cerca di non farsi fotografare. «No daì così non voglio visto", dice scherzando. È arrivato alla quinta settimana di lavorazione di "Perfidia" ed è reduce da sette giorni di riprese in notturna. Ora la troupe, un mix assortito di maestranze sarde e catalane - si è spostata in un circolo sotto  ponte Rosello, "Il quattro mori" dove sono ambientate un paio di scene. All'interno è un via vai di persone, cavi che vengono spostati, fari e faretti, gli ultimi ritocchi al trucco, e poi via si batte un nuovo ciak. Motore, azione.

Dopo il suo esordio, folgorante, de "SaGrascia", Angius è tornato dietro la macchina da presa per raccontare un dramma urbano. «Sarà un film molto duro - ci racconta durante una pausa dalla lavorazione - di più però non posso dirvi». Al centro c'è la storia di un padre e di un figlio (interpretati da Mario Olivieri e Stefano Deffenu) e del loro rapporto. Perché questo genitore si accorge, forse troppo tardi, che in realtà non conosce realmente suo figlio. Sarà curioso vedere come l'occhio di Bonifacio vedrà la città, che immagine risalterà sullo schermo. «Visivamente mi vengono in mente i film di Scorsese, ecco se dovessi darti un'idea, questa è quella che ho in testa. Poi, certo sto girando in un luogo che conosco bene. Racconto ciò che vedo. - spiega - Certo, la storia in sé potrebbe essere girata anche altrove, anche fuori dalla Sardegna, ma io ho scelto la mia città. Tutto questo verrà fuori a fine film, anche gli aspetti più marcatamente sassaresi». Compresi quelli più contraddittori.

Rispetto al suo primo film, girato in tre anni e autoprodotto, stavolta le responsabilità sono state decisamente più pesanti «Stavolta ho avuto dei finanziamenti rispetto a "SaGrascia" e per forza di cose mi sono dovuto mettere più problemi. Perché è come essere su un taxi, devi controllare le spese. Da qui vengono le preoccupazioni, l'ansia. Senza contare che tecnicamente è stato più impegnativo rispetto ai lavori fatti in precedenza: ho vari set diversi, scene più complesse da girare, una tabella di marcia ben definita e che devo rispettare alla perfezione. In cinque settimane mi gioco il lavoro di due anni». È un po' una prova del nove, una sorta di nuovo esame di maturità, ma è allo stesso tempo una sfida stimolante da portare avanti con passione. E la passione di Bonifacio spunta quando racconta dei suoi attori: «Sono fantastici. Tra Mario e Stefano si è creato un rapporto molto stretto. Mario è come un soldato, pronto a tutto per fare il film bene. Stefano è sempre perfettamente a suo agio. Ha alla spalle anche l'esperienza da videomaker, insomma conosce un set a mena dito, potrebbe tranquillamente fare le cose in automatico. Sa dove stare e cosa fare». Il resto del cast è composto da non professionisti, da persone prese "dalla strada". «Voglio facce vere, vissute». Ed è per questo che apprezza molto Matteo Garrone, l'autore di "Gomorra" e "Reality" e la sua visione schietta, umana del reale che non nasconde le brutalità del presente e ricerca una visione aderente al vissuto, fatto di volti comuni, unici, ma capaci di bucare lo schermo come nessun altro.

L'ora di pausa è finita, si riprende a girare. Pochi giorni di riprese, poi per "Perfidia" inizierà il lavoro di post produzione e montaggio audio e video. L'uscita dovrebbe essere per la primavera del 2014.

 

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