L'uomo e la sua dignità al centro
de "Il registro dei peccati" di Ovadia

di Francesco Bellu
 (foto: Luca Foddai)
(foto: Luca Foddai)

SASSARI. Con il "Registro dei peccati" Moni Ovadia conduce lo spettatore in una lunga vertigine che parte dai villaggi ebrei polacchi dell'Europa Orientale ma arriva a delineare una geografia umana e culturale universale. Perché lo chassidismo, filosofia ebraica che fa da fil rouge al suo vagabondare, è tutt'altro che lontana dalla nostra cultura. Anzi, è più vicina di quanto non lo si immagini. One man show sul palco del teatro Verdi, il poliedrico attore, musicista e scrittore ha tessuto ieri sera una fila di narrazioni scandite dal racconto, dal canto e dall'uomorismo. Una struttura tripartita che si spariglia in mille rivoli di storie che si perdono e si rincorrono tra loro attraverso il tempo e lo spazio.

Dagli ebrei volanti di Marc Chagall che con i loro colori esprimono la bellezza interiore di un mondo ormai quasi scomparso, alle canzoni, dagli aneddoti ai riferimenti alla contemporaneità. Si passa così tra figure indimenticabili come rabbini ironici e dalla battuta pronta, novelle con profondo senso etico, risate. In  questo modo uno spettacolo nato per raccontare le radici filosofiche e culturale degli ebrei dell'Est Europa diventa un abbraccio fra tutti i popoli e le religioni del mondo. Perché «essere tra, significa essere con gli altri e in sostanza diventare noi stessi gli altri». D'altronde il movimento religioso del chassidismo prende il nome dalla parola "chesed" che significa "gentilezza". Qui sta il cuore pulsante di tutto lo spettacolo e la sua ricerca di una dimensione spirituale troppo spesso dimenticata dal mondo d'oggi.

Ma è una spiritualità vista da chi è agnostico, completamente libero da pregiudizi e dogmi e quindi aperto a cogliere qualsiasi sfumatura. In questo modo Ovadia da cantore dell'esilio, della dispora, pone laicamente al centro della scena l'uomo, la sua dignità, la sua speranza. Senza mai dimenticarsi di guardare alle cose del mondo con profondità e lucidità. "Il registro dei peccati" è cibo per la mente e per il cuore.

 

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