Lavoratori, sindacati, amministratori
in piazza d'Italia contro E.On

di Grazia Sini
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. La promessa è stata mantenuta: i lavoratori di Fiume Santo questo pomeriggio erano in piazza d'Italia, con le loro tute rosse, per ascoltare le proposte dei rappresentanti del territorio nella vertenza E.On. Nel salotto buono di Sassari erano presenti gli operai che hanno potuto assentarsi dall'impianto, mentre molti di loro sono rimasti, precettati, per senso del dovere. E hanno mantenuto l'impegno anche i rappresentanti delle Amministrazioni: in fascia tricolore tra la folla c'erano i sindaci di Sassari, Alghero, Sorso, Stintino, Sennori, Porto Torres, Castelsardo, Ittiri e altri ancora, insieme alla presidente della Provincia Alessandra Giudici. Alcuni di loro sono saliti sui gradini del palazzo della Provincia e, megafono alla mano, hanno gridato non solo la loro solidarietà verso i lavoratori ma anche il senso di rabbia e impotenza nei confronti di questa multinazionale che "continua a violentare questo territorio ma soprattutto la dignità della popolazione del Nord Sardegna" come ha detto Roberto Desini, sindaco di Sennori. Anche Pierpaolo Panu (Autonomia socialista Sardegna) del Consiglio comunale di Sassari (riunito in piazza d'Italia come gli altri del territorio in segno di solidarietà verso i lavoratori di Fiume Santo) ha voluto prendere la parola e ha chiesto che la lotta contro la multinazionale tedesca sia "una battaglia della Sardegna". Il consigliere spiega che "E.On solo un anno fa ha avuto le autorizzazioni per arricchirsi sul nostro territorio. Bisogna che diventi una battaglia unitaria, di tutta l'isola perché se continuiamo a pensare che sia un problema solo nostro abbiamo già perso".

In molti, dalla presidente della Provincia al sindaco di Sassari passando per i rappresentanti sindacali Franco Peana e Massimo Muretti, hanno poi chiesto un impegno da parte della Regione, colei che ha firmato il contratto con E.On: "La multinazionale non sta rispettando gli impegni presi col territorio. Non solo non sta costruendo i due nuovi gruppi che dovrebbero andare a carbone, ma sta smontando anche tutti gli strumenti tecnologici portati dalle aziende che l'hanno preceduto per trasferirli all'estero. Intanto i gruppi a olio combustibile continuano a bruciare, inquinando la nostra aria". C'è poi il rischio che questi cessino di funzionare quando scadrà l'autorizzazione, proprio quest'anno. Se ciò accadesse la Sardegna sarebbe lasciata senza elettricità. Se ciò non bastasse, a pesare contro la multinazionale c'è anche la minaccia dei 120 esuberi di cui ha parlato E.On.

Il territorio, i sindacati, i lavoratori, ora pretendono che la Regione si impegni seriamente e in prima persona perché la vertenza E.On diventi un problema nazionale: "Si tratta di una multinazionale tedesca, l'unico interlocutore può e deve essere il Governo".

 

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