Ente di Sassari avrebbe falsificato
Ogm certificandoli come biologici

Sono 1500 le tonnellate sequestrate in ben cinque Regioni italiane
di Francesco Bellu
 (foto: MarkusHagenlocher/Wikipedia commons)
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SASSARI. Venivano spacciati come prodotti biologici, in realtà erano tutti contraffatti, ad alto contenuto di ogm. Si tratta di 1500 tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino che sono state sequestrate stamattina dalla Guardia di Finanza di Pesaro e dall'ispettorato repressione frodi (Icqrf) del Ministero delle Politiche Agricole. A queste bisogna aggiungerne altre 30 di soia indiana lavorata che verosimilmente era trattata con pesticidi. La maxi frode ha coinvolto cinque Regioni d'Italia, una decina di società italiane ed estere e gli enti che avrebbero rilasciato le false certificazioni: uno di questi ha sede a Sassari, l'altro a Fano, nelle Marche. Ventitré sono le persone finite nel registro degli indagati delle Fiamme Gialle, ma ora bisogna capire quale sia stato il loro ruolo e le varie responsabilità.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro, ha portato a numerose perquisizioni nelle Marche, in Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo e si è focalizzata nei confronti di una serie di operatori che svolgevano il proprio lavoro nel settore dell'agricoltura "bio", i quali importavano da Moldavia e Ucraina granaglie destinate all'Italia sia come mangime per gli allevamenti di bovini e ovini, sia per il consumo umano a tavola. Per quanto riguarda Sassari, i controlli sono stati eseguiti dagli uomini della sezione provinciale dell'ispettorato reppressione frodi. I prodotti arrivavano con un "bollino" di qualità che garantiva la loro origine naturale ma di fatto, come hanno spiegato le Fiamme Gialle, non lo erano per via o di un elevato contenuto di organismi geneticamente modificati oppure perché erano contaminate da agenti chimici vietati nell'agricoltura biologica.

Il sistema creato per evitare i controlli era molto elaborato: prima di arrivare nel nostro Paese tutte le merci passavano attraverso Malta. Nell'isola c'era, infatti, una società gestita da nostri connazionali che provvedeva a sdoganarle. Ci pensavano gli enti di Sassari e Fano a creare la documentazione "ad hoc" in maniera tale da farle arrivare tranquillamente a destinazione con un certificato che ne certificava origine e genuinità. Poi delle persone "compiacenti" si preoccupavano di piazzarle sul mercato. In un'occasione i prodotti agricoli hanno anche viaggiato su dei camion e sono passati attraverso la dogana di Trieste-Fernetti dopo aver percorso praticamente tutta l'Europa orientale.

Il meccanismo, che la Gdf di Pescara definisce "fraudolento", è stato però ora spezzato consentendo così di accertare una truffa molto estesa nel settore delle produzioni da agricoltura biologica che avrebbe potuto creare gravi ripercussioni sulla salute pubblica. 

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