Cinema, addio al Quattro Colonne
Guarino: "Ma il mio non è monopolio"

di Francesco Bellu
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Due anni fa la chiusura dell'Ariston, mercoledì sarà la volta del Quattro Colonne. Nel giro di poco tempo un'altra storica sala cinematografica sassarese chiuderà i battenti. Il contratto di affitto con i proprietari non è stato rinnovato e Giorgia Guarino ha gettato la spugna. Ora una città di 130mila abitanti si ritrova in pratica con un cinema e mezzo. È una sconfitta, in tutti i sensi: culturale e sociale. Portare i film, vederli sarà da ora in avanti molto più difficile perché si riddurranno l'offerta e gli spazi. Il canone di locazione, come ha spiegato stamattina il gestore della società che gestisce i cinema a Sassari, «è stato triplicato» e cosa ancora più pesante, sarà anche costretta a licenziare due dipendenti.

La licenza per il Quattro Colonne era stata disdetta da novembre 2010, da allora era iniziata una trattativa serrata e molto lunga tra i proprietari e la gestione per cercare di arrivare ad un compromesso. Ma non si è arrivati a nessun accordo. «È impossibile per me pagare un canone così alto - ha spiegato Giorgia Guarino - Ci sono difficoltà a pagare i conti a fine mese, per quanto ci tenessi a continuare a gestire il Quattro Colonne non avrei mai potuto onorare un contratto per me così oneroso. In realtà con quella cifra altrove si può prendere in locazione un piccolo multisala, con quattro-cinque schermi mentre tutti sapete che il Quattro Colonne è una monosala».

Non trovando l'accordo con i proprietari dell'immobile l'unica alternativa è stata quella di chiudere. «Sono molto amareggiata, mi dispiace lasciare una sala storica di Sassari - ha detto ancora Guarino - E sono profondamente dispiaciuta di dover licenziare i due dipendenti. Speravo di non doverlo fare, ma le condizioni poste dalla proprietà e la situazione economica così difficile non mi hanno lasciato scelta. Questo però non significa necessariamente che il cinema non riaprirà più: nessuno può escludere che ci sia un altro gestore che voglia riprendere l'attività». A questo punto la città si ritrova solo con un unico cinema vero e proprio, il Moderno, e uno "a metà", il Teatro Verdi che ospita i film quando non è adibito alla stagione lirica e alla prosa. Per entrambi i locali i contratti sono stati rinnovati, ma è una magra consolazione e Giorgia Guarino non nasconde la propria delusione: «È una sconfitta personale. Ho iniziato nel 2001 a fare questo lavoro e per 12 anni ho cercato di portare avanti quello che aveva fatto mio padre. Abbiamo lo stesso amore per il grande schermo. Purtroppo i risultati sono stati deludenti».

Inevitabilmente il discorso si focalizza sul multisala, croce e delizia di una città, su cui si è scritto di tutto e di più per anni. Due sono le opzioni: o farla in un locale preesistente - e in quel caso servirebbe il consenso e l'investimento dei proprietari dell'immobile - oppure costruirla ex novo. Questo significa non solo trovare un imprenditore disposto a spendere, ma anche trovare un'area destinata appositamente per farci un cinema. «Non si può convertire un capannone e adibirlo ad un cinema - ha rimarcato Giorgia Guarino - ci sono delle misure che vanno rispettate», precisando che non è contro la multisala e che non ha mai ostacolato l'avvento di un cinema a più schermi, anche perché non ne ha mai avuto né l'intenzione né tantomeno il potere. «Per trasformare una monosala in una multisala sono necessari circa 3 milioni di euro. Non essendo proprietaria dell'immobile non posso fare un intervento simile, devo comunque discuterne coi proprietari. Ne abbiamo parlato, ma non se la sono sentiti di fare un investimento di questa entità. E certamente non posso obbligarli a farlo. Per quanto riguarda la costruzione da zero l'investimento è almeno tre volte tanto. Nel Puc è stata individuata l'area di piazzale Segni, ma finché il piano non verrà sbloccato definitivamente non si potrà fare nulla».

E contro le dicerie che la vogliono sovrana assoluta del cinema in città spiega: «Se avessi il monopolio avrei il potere di bloccare qualunque tentativo da parte di altri di gestire cinema a Sassari, ma non è vero, semplicemente perché è impossibile. Io sono sola a gestire il cinema, perché nessun altro imprenditore ha voluto investire su queste sale. Se qualcuno avesse voluto, adesso per esempio il cinema Ariston potrebbe essere aperto con un altro gestore, io non lo impedisco a nessuno, non lo posso impedire e non lo imperdirei. Oltretutto nel 1998 c'è stata la liberalizzazione delle aperture dei cinema quindi è errato parlare anche di un supposto monopolio delle licenze». Sullo sfondo c'è lo scenario tutt'altro che roseo del cinema italiano: la Sardegna all'interno del mercato di distribuzione nazionale conta appena il 2 per cento, una bazzeccola se si pensa che, ad esempio la Toscana, è al 10 per cento. A questo si aggiungono gli incassi in picchiata: solo per Sassari si è passati dalle 100mila presenze del 2010 ai 50mila attuali con una perdità del 50 per cento.

Una "Waterloo" a cui si aggiunge la disfatta ulteriore di una nuova sala chiusa, probabilmente per sempre. Addio sogni di celluloide, addio emozioni. Ed è un vero peccato perché il cinema, in quanto elemento culturale, è cibo per la mente. Da mercoledì i sassaresi ne avranno decisamente di meno. E non è certo una cosa di cui andarne fieri.

 

 

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