Moby Prince, dopo 22 anni di mistero
c'è ancora chi vuole trovare la verità

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
Il relitto della Moby Prince dopo l'incidente (foto: Mobyprince.it)
Il relitto della Moby Prince dopo l'incidente (foto: Mobyprince.it)

SASSARI. Dopo 22 anni di mistero, la voglia di fare luce sulla tragedia della motonave Moby Prince non è ancora sparita. Anzi. Lo scorrere del tempo rende sempre più pesante il carico di domande che attendono risposta, in attesa che qualcuno si metta al lavoro per garantire giustizia ai familiari delle 140 vittime, quasi tutte di origini sarde. Alcuni giorni fa il presidente del Senato Piero Grasso, in una lettera inviata al sindaco di Livorno in ricordo dell'anniversario della tragedia, aveva espresso un desiderio: "Mi auguro che anche il parlamento sappia contribuire a questo obiettivo, utilizzando tutti gli strumenti a propria disposizione, a partire dalla costituzione di una Commissione d'inchiesta sulle stragi irrisolte del nostro Paese". Ora, per accogliere questa richiesta, i deputati di Sel hanno deciso di portare il caso in Parlamento per chiedere al Governo "informazioni e un impegno affinché sia fatta piena luce" alla luce di un'inchiesta firmata dal giornalista Piero Mannironi sulla Nuova Sardegna. L'interrogazione è firmata tra gli altri dal deputato sardo Michele Piras ed è indirizzata ai ministri dell'Interno e della Difesa: "Alla esatta distanza di 22 anni il caso Moby Prince e le sue verità appaiono ancora avvolte da una fitta coltre di nebbia e misteri che non consentono di rendere piena giustizia alla memoria dei 140 morti ed ai loro familiari" afferma Piras che ricostruisce i punti oscuri della vicenda. "La sera del 10 aprile 1991, in seguito alla collisione fra la petroliera Agip Abruzzo e la motonave Moby Prince (tratta Livorno-Olbia) della compagnia di navigazione Moby Lines, perdevano la vita 140 persone. Gli eventi di contesto che hanno portato alla collisione fra le due imbarcazioni, inizialmente archiviata come frutto di errore umano, in realtà lasciano emergere un quadro decisamente differente".
 
"Le ulteriori inchieste e perizie condotte sul caso in questione - si legge nel testo dell'interrogazione - avrebbero fatto emergere almeno due elementi che impongono una revisione della ricostruzione degli eventi: la posizione della Moby Prince e quella della petroliera Agip Abruzzo dimostrano che lo speronamento della petroliera avvenne nella rotta verso il porto di Livorno, invece che verso Olbia dove la nave passeggeri avrebbe dovuto essere diretta. Inoltre la voce proveniente dalla misteriosa nave "Theresa II", allontanatasi a tutta velocità dal luogo di collisione, registrata dagli strumenti radio, che comunicò con la "Nave uno" la sera dell'incidente - in base alle comparazioni compiute dall'esperto di ingegneria forense Gabriele Bardazza - risulterebbe essere quella del comandante greco della nave militarizzata statunitense "Gallant 2" Theodossiou". Inoltre "non risultano chiare le ragioni per le quali la Moby Prince avrebbe cambiato la rotta prevista facendo ritorno al porto di Livorno, invece che proseguire la crociera verso Olbia. La nave militare statunitense "Gallant 2" - insieme ad altre della medesima Marina militare - erano impegnate nel trasporto di armi verso la base Usa di Camp Darby, in una fase storica che coincide con l'ultimo giorno della missione "Desert Storm". In seguito alle vicende ricordate la Gallant 2 scomparve e le armi di cui sopra non giunsero mai alla base Usa, come dimostra il tracciato dell'attività del ponte mobile di Calabrone, che fornisce accesso al canale di Navicello, rimasto chiuso dal pomeriggio del 10 aprile al mattino del giorno successivo".

 

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